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1)
I malumori fanno presa su una mente
vuota
2) Un'interpretazione scientifica su come elevare il vostro livello
d'energia
3)
I concetti di telepatia, psichismo, meditazione, applicazione della forza di volontà e guarigione, prevedono tutti la dissipazione dello scudo di radiazioni elettromagnetiche virtuali
4)
Etica
e business: insieme sullo stesso binario?
di
Roberta Pieliego www.auraweb.it
5)
Wolfgang
Pauli: La Resurrezione
dello Spirito nel Mondo (
http://it.wikipedia.org/wiki/Wolfgang_Pauli
)
6)
Cinema e Cinematerapia: quale differenza?
7)
Il
cervello ha la sfera di cristallo per immaginare il futuro
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l' indice
degli argomenti. Sarà spedita per e-mail a chi ne fa richiesta
a gaetano.conforto2@tin.it
Ecco la testimonianza di
chi ha reso possibile quest'opera:
"Con
questo “opuscolo” si è voluto raccogliere le newsletter che
Gaetano
Conforto ha trasmesso via e-mail (dal 10
agosto 2003 al 12 luglio 2006) a
tutte le persone che si sono iscritte accedendo
al suo sito
http://www.quantumedicine.com/article/article.html
Gli
argomenti trattati sono per me come “perle di saggezza”, “il
pane
quotidiano” , “l’acqua che disseta e purifica
il corpo-mente”.
Leggere
ed approfondire i temi riportati aiutano la mente a trovare
vigore e
forza, a vedere le cose che ci circondano
in modo diverso, a scoprire che la
realtà dipende esclusivamente da noi, da
come la vogliamo vedere e
conseguentemente creare.
Trovare
il bello, l’aspetto positivo, anche in una cosa o episodio che
siamo
abituati a classificarli come “negativi”,
ci aiuta a stare bene, ad avere il giusto
entusiasmo per crescere alla ricerca di
obiettivi sempre più “elevati”.
By Romeo
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I malumori fanno presa su una mente vuota
Pensare creativamente
è il migliore antidoto contro i malumori. Questi stati d'animo fanno presa
sulla vostra coscienza quando siete in uno stato mentale negativo o passivo. Il
momento in cui la vostra mente è vuota è proprio quello in cui vi "viene
la luna", e quando ciò accade, il diavolo corre ad esercitare la sua
influenza su di voi. Perciò sviluppate il pensiero creativo. Ogni volta che non
siete attivi sul piano fisico, fate qualcosa di creativo nella vostra mente.
Mantenetela così occupata da non avere il tempo per darvi ai malumori.
Pensare creativamente
è meraviglioso; è come vivere in un altro mondo. Tutti dovrebbero sviluppare
questa facoltà.
Quando pensate
creativamente, non sentite, né il corpo, né le "lune", vi mettete in
sintonia con lo Spirito. La nostra intelligenza umana è fatta nell'immagine
della Sua intelligenza creativa che rende possibile ogni cosa; e se non viviamo
in questa coscienza, diveniamo un fascio di stati d'animo negativi. Pensando
creativamente noi distruggiamo tali stati d'animo e in questo modo troveremo le
risposte a tutti i nostri problemi e a quelli altrui.
Ecco perché l'uomo
soggetto ai cambiamenti di umore non riesce a liberarsi dei suoi guai.
Ricordate: per quanto ogni cosa possa esservi andata male, non avete il diritto
d'essere di malumore. Nella vostra mente potete essere vincitore. L'uomo
soggetto a cambiamenti di umore, quando è vinto, ammette la sconfitta; ma
l'uomo la cui mente rimane invitta, sia pure il mondo ridotto in cenere ai suoi
piedi, è sempre il vincitore.
Volete essere un
prigioniero, o un conquistatore? Legandovi così strettamente ai vostri stati
d'animo, vi rendete incapace di continuare la battaglia della vita. Non appena
permettete ad essi di avviluppare la vostra mente, la volontà vi si paralizza.
I diversi cambiamenti di umore annebbiano il cervello, sminuendo la facoltà di
giudizio, cosicché i vostri sforzi vengono sprecati.
http://www.amadeux.it/subliminale/ansiadepressione.htm
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Un'interpretazione scientifica su come elevare il vostro livello
d'energia
Secondo la fisica dei quanti e la
scienza moderna, noi cerchiamo di raggiungere il più alto livello d'energia
richiesto per entrare nell'universo dell'indistruttibile coscienza integrata
sottostante l'Iperspazio.
La fisica moderna, la meccanica dei
quanti, la teoria delle superstringhe, indicano tutte l'esistenza di
moduli d'energia di punto zero - o forme di vita - che necessitano di
concentrazioni di energia più elevata per passare nell'universo
dell'indistruttibile coscienza integrata che tiene unita tutta la creazione, la
conserva e poi periodicamente la distrugge per riciclare l'esistenza.
L'esistenza fisica è solo un'illusione
ma fornisce un'eccitante opportunità per la nostra reale esistenza
nell'Iperspazio al fine di elevare il nostro livello d'energia.
La scienza sta prendendo in
considerazione, per la prima volta, che i vettori combinati delle radiazioni
elettromagnetiche e della gravità dei moduli d'energia - o forme di vita -,
danno una spinta in proporzione e, a volte, operano persino un cambiamento di
direzione quando - in una determinata dimensione temporale - noi facciamo
qualcosa che comporta un sacrificio da parte nostra. Per esempio, perdonare
qualcuno che vi ha fatto del male, aumenterà tantissimo il vostro livello
d'energia. Far consapevolmente del male a qualcuno abbasserà altrettanto il
vostro livello di energia. Compassione, amore, perdono, prendersi cura degli
indifesi, tutto questo implica un sacrificio. Ed il sacrificio in termini
fisici, è ciò che eleva il vostro livello d'energia. La vendetta è inutile
perchè significa perdere l'opportunità di elevare il livello d'energia che
potreste raggiungere attraverso il perdono.
Pochissimi esseri umani comprendono
e seguono ciò che la moderna scienza dei moduli d'energia del punto zero sta
ora svelando per la prima volta.
http://www.indiadaily.com/editorial/7757.asp
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I concetti di telepatia, psichismo, meditazione, applicazione
della forza di volontà e guarigione, prevedono tutti
la dissipazione dello scudo di radiazioni elettromagnetiche virtuali
In ogni momento la mente umana è
in continua comunicazione con la maggior parte della totalità della
coscienza integrata nell'Iperspazio.
I concetti di telepatia, psichismo,
meditazione, applicazione della forza di volontà e guarigione, prevedono tutti
la dissipazione dello scudo di radiazioni elettromagnetiche virtuali al fine di
penetrare nell'Iperspazio e comunicare con tutte le civiltà.
Quando appropriatamente applicato,
il potere della mente è immenso. La nostra mente è in costante contatto con
l'Iperspazio e rafforza enormemente il suo potere.
Quando è collegata
all'Iperspazio, la mente è in grado di comunicare, influenzare, modificare e
monitorare ogni altra entità dell'Universo e degli altri Universi paralleli.
Nel vuoto quantico (quantic vacuum), la mente è capace
di comunicare ed ottenere informazioni da altre entità dell'Universo fisico
tramite la coscienza integrata, o ZPE (Zero
Point Energy) integrata. L'Iperspazio diventa davvero il
meccanismo che raccoglie la coscienza collettiva e l'accesso ai modi
di vedere di altri ZPE.
http://www.indiadaily.com/editorial/8239.asp
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Etica
e business: insieme sullo stesso binario?
Hi-Performance
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In questa intervista a Roberta Piliego, imprenditrice e direttrice del
portale Auraweb, affrontiamo il tema della presunta inconciliabilità
tra etica e business. Laureata in Economia Aziendale all'Università
Bocconi, Roberta Piliego
è ora direttrice di uno dei principali portali sul benessere e, citando le
sue stesse parole, sul benavere: Auraweb.
INTERVISTA A ROBERTA PILIEGO
- Da una formazione economica a un
progetto di etica e spiritualità: come si conciliano questi due aspetti nel
tuo percorso?
L’etica, ovvero la riflessione sul comportamento, è la grande domanda che
attraversa tutti i saperi e ambiti della vita. Per quanto riguarda
l’economia, questo aspetto è ancora più evidente perchè ogni gesto della
nostra vita è anche un gesto economico. Credo quindi che il “quanto” e
il “cosa” non siano sufficienti, è necessario e prezioso interrogarsi sul
“come”.
Ad un certo punto della mia vita ho avuto la fortuna d’incontrare due grandi
insegnanti, Giancarlo Livraghi, comunicatore e filosofo della rete, e Dario
Viganò, docente di Etica della comunicazione presso l’Università Cattolica.
La loro è stata una vera e propria forma di educazione che mi ha ricordato
l’importanza e la priorità dell’incontro con l’altro e il valore dell’ascolto
e dell’accoglienza.
L’economia ha a che fare innanzitutto con i valori e con la capacità di
visione e quando la riflessione economica si aggancia ad una domanda e ad una
ricerca di senso, lì incontriamo etica e spiritualità. L’etica e la
spiritualità spalancano la mente e premiano la qualità delle relazioni nei
confronti di se stessi, di tutti i viventi e del pianeta. A questo proposito
osservo con grande attenzione idee e progetti come l’economia partecipativa,
il consumo critico, i G.A.S., la Banca del Tempo, il commercio equo solidale,
le M.A.G… Sono sigle e parole che riconducono ad una realtà, anche economica,
più informata, civile e partecipativa. Ad una visione più giusta.
Ecco, forse economia ed etica è proprio qui che possono darsi appuntamento,
nel coltivare un pensiero di giustizia e nella continua ricerca di una sua
possibile applicazione.
- Che cos'è il progetto Auraweb?
Auraweb è una fucina di racconti, esperienze e informazioni. Gli articoli
pubblicati sono ormai migliaia e riguardano l’economia, l’alimentazione,
l’ambiente, le discipline psicofisiche e la salute, la spiritualità e i
diritti umani. Oltre a ciò, il portale offre la possibilità di seguire corsi
on line, aggiornarsi con l’Agenda di Auraweb e incontrarsi attraverso AuraBlog.
Infine, per promuovere le attività di operatori e aziende, è utilizzabile una
serie di servizi di comunicazione proposti da Auraweb Service.
- Nel 2003 ne assumi la proprietà e
la direzione. Come cambia Auraweb con Roberta e come cambia Roberta con
Auraweb?
La relazione tra me ed Auraweb è stata inevitabilmente molto stretta e
coinvolgente, una sorta di “lavori in corso” che oggi mi ricorda quella bella
definizione del caminar preguntando
utilizzata dagli uomini e donne zapatisti.
Auraweb mi ha chiesto di intercettare e raccogliere, come un’antenna, le
tante voci che raccontano questo nostro tempo. Il web, in questa avventura, è
stato uno strumento prezioso che mi ha aiutata a leggere una vera e propria
meteorologia del vivere.
Questa esperienza, solo apparentemente virtuale, mi ha insegnato a non aver
fretta nel capire e a non lasciarmi tentare da giudizi affrettati; mi ha
suggerito che la ricerca della “giusta prospettiva” è sempre parziale e in
divenire. Tra me e Auraweb si è quindi innescato una sorta di gioco di andata
e ritorno che, tenendoci sveglie, ha fatto crescere entrambe.
- Negli anni che evoluzione c'è
stata in Auraweb in termini di interesse, visite, iscrizioni?
Quando ho acquisito Auraweb assumendone la direzione, ho deciso di
riprogettarla su un mio convincimento: il sito, che doveva assumere la
dimensione e il respiro di un portale, si sarebbe occupato di comportamenti e
stili di vita. Questa decisione riconduceva alle idee e ai valori, alla loro
circolazione e, soprattutto, alla loro applicazione nei gesti della nostra
quotidianità. La domanda era e continua ad essere: come è possibile subire
angherie in ufficio, solitudine in famiglia, alimentarsi con schifezze,
indebitarsi per una vacanza e poi correre esausti, dalle 18 alle 19, a
meditare e a recitare l’OM?
Sono convinta che solo attraverso una riflessione sui valori sia possibile
orientare la propria esistenza verso una vita meno nevrotica e più appagante.
I valori a cui alludo possono riassumersi in poche ed essenziali parole:
attenzione, rispetto e amore per la vita e per i viventi.
Questo “sentire” e “ragionare” è la premessa, il punto di partenza, per
ridefinire i nostri comportamenti, la qualità delle relazioni e le scelte che
riguardano il come alimentarsi, risparmiare, trasportarci, investire, curarsi
e consumare. Questa proposta di Auraweb ha incontrato un immediato riscontro
nelle persone… a tal punto che, a volte, mi è difficile riuscire a rispondere
a tutte le sollecitazioni che la rete mi rimanda.
- Come la interpreti?
In una conferma che la direzione intrapresa è quella giusta. Il web, come
mi ha insegnato Giancarlo Livraghi, è un ecosistema, un terreno di relazioni
che chiedono di essere coltivate con la stessa attenzione e cura che il
contadino riserva al suo campo. I numeri in costante crescita di Auraweb mi
raccontano che il pubblico ha riconosciuto questo tipo di attenzione e l’ha
premiata in termini di iscrizioni e fidelizzazione.
- Come giustifichi e come
interpreti la crescente esigenza di spiritualità da parte di manager e
imprenditori?
Manager e imprenditori sono prima di tutto uomini e come tali non sono
esenti da quella ricerca di senso a cui accennavo prima. Non c’è la vita e
l’azienda, esiste la vita, che al suo interno contiene anche (e non solo)
l’azienda.
Stiamo attraversando un momento molto ricco di domande che riguardano il
significato della vita, la ridefinizione dell’uomo come essere
multidimensionale, la possibilità di una vita oltre la vita, lo stato del
pianeta, la convivenza tra popoli che si spostano.
A tutto ciò risponde un’offerta altrettanto ricca di convegni, corsi,
seminari, scuole, proposte di nuove professioni… Questa grande, a volte un
po’ confusa e pasticciata, ondata di sollecitazioni sta coinvolgendo
trasversalmente tutta la società, manager e imprenditori compresi.
La mia sensazione è che stiamo vivendo un tempo molto denso di cui, con
grande responsabilità dei media, viene raccontata soprattutto la parte
peggiore tralasciando un’altrettanto importante e meravigliosa fioritura di
talenti, idee e progetti. A questo dovrebbero prestare attenzione
imprenditori e manager, perché lì, non solo c’è molto da fare, ma c’è anche
molta bellezza…!
Tratto dal sito Hi-Performance -
Formazione di qualità
gennaio 2007
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Wolfgang
Pauli: La Resurrezione
dello Spirito nel Mondo
di F. David Peat
Il dialogo tra la religione e la scienza
avviene non solo come dibattito aperto tra due discipline. È anche un movimento
verso la completezza in un individuo che cerca di riconciliare interiore ed
esteriore, soggettivo ed oggettivo, teoria ed esperienza. Nel considerare
questa relazione tra la scienza e la religione è utile rivolgersi alla vita di
Wolfgang Pauli, uno dei più importanti fisici del ventesimo secolo.
Pauli nacque nel 1900 a Vienna e pubblicò il
suo primo scritto scientifico due mesi dalla fine della scuola superiore. A
vent'anni aveva scritto un articolo di 200 pagine sulla teoria della relatività
che fu elogiato da Einstein con le seguenti parole, “nessuno che studiasse
questo lavoro maturo e magnificamente concepito potrebbe credere che l'autore
sia un uomo di 21 anni (sic).
Ci si chiede cosa dovremmo ammirare di più … la comprensione psicologica dello
sviluppo delle idee, la sicurezza della deduzione matematica, la profonda
visione fisica, la capacità di presentazione.” Le conversazioni di Pauli con
Heisenberg spianarono la strada per la teoria quantistica e, ad alcuni mesi
dalla scoperta di Heisenberg, Pauli aveva applicato la nuova teoria per
calcolare lo spettro dell'atomo di idrogeno. Le sue successive discussioni con
Bohr aiutarono a formulare l'interpretazione di quella teoria. Il suo famoso
Principio di Esclusione spiega perché c'è struttura nell'universo. Elettroni,
protoni ed altre particelle chiamate fermioni sono governate da un principio di
asimmetria, che significa che non possono essere tutti nello stesso stato
quantistico.
Questa restrizione dà inizio alla differenziazione del mondo materiale in uno
di vari elementi chimici. Dall'altra parte, le particelle bosone sono governate
dal principio della simmetria che permette loro di aggregarsi in un singolo
stato coerente, com'è il caso dei laser, dei superconduttori e dei superfluidi.
La visione di Pauli dell'importantissima simmetria in natura lo portò anche a
predire il neutrino, venticinque anni prima che fosse scoperto
sperimentalmente. Da parte sua, Max Born, credette che Pauli fosse uno
scienziato più grande di Einstein. Però il nome di Pauli non è mai stato molto
conosciuto al pubblico in generale come gli altri giganti della scienza degli
ultimi trecento anni. Il motivo è che Pauli preferì lavorare dietro le quinte
proponendo nuove idee e fornendo commenti critici in conversazioni, lezioni e
lettere. Nella sua personalità Pauli fu un po' un paradosso. Mentre alcuni si
riferirono a Pauli come “la coscienza della fisica” altri lo soprannominarono
“il tremendo Pauli” e “la frusta di Dio” a causa dei suoi commenti brutali e
severi durante i seminari. Riferendosi ad un articolo di un collega, ad
esempio, disse, “Questo non è corretto. E non è nemmeno sbagliato. Pauli era
molto attaccato a sua madre che si suicidò nel 1927 quando scoperse che suo
marito aveva una relazione. Da questo punto in avanti la vita di Pauli cadde a
pezzi.
Il suo matrimonio con una cantante di nightclub durò solo alcune settimane.
Iniziò a bere sempre più e divenne aggressivo nei bar al punto di essere
buttato fuori. Finalmente a trent'anni consultò Carl Jung che lo trovò “un
individuo estremamente unidirezionale il cui inconscio era divenuto turbato ed
attivato; così si proiettava su altri uomini che gli apparivano come suoi
nemici … divenne molto solitario … iniziò a bere … litigare … fu picchiato”.
Nella tipologia junghiana, Pauli era il tipo di pensatore la cui funzione dei
sentimenti era stata così repressa e non riconosciuta che ora minacciava di
esplodere e di travolgerlo. Jung trovò Pauli così “stracolmo di materiale
arcaico” che, non volendo influenzare o “contaminare” questo materiale in alcun
modo, lo indicò ad un collega, Erna Rosenbaum, per l'analisi dei sogni. La Rosembaum si era appena
laureata perciò Jung sapeva che non avrebbe “interferito” col suo paziente. Ed
invero durante i cinque mesi di analisi Pauli riportò centinaia di sogni
eccezionali. Aveva aperto un dialogo con i più profondi livelli della sua mente
inconscia e, a sua volta, aveva iniziato ad insegnargli. L'incontro di Pauli
con l'inconscio culminò in una visione di una tale sublime armonia - l'Orologio
del Mondo - che produsse qualcosa di simile ad una conversione religiosa nel
fisico. Questo sogno espresse la misteriosa armonia del cosmo e nel suo
simbolismo unì due mondi - rappresentati da dischi rotanti.
Questo tema di unificazione di due mondi sarebbe ricorso ripetutamente durante
la vita da sveglio ed onirica di Pauli. Grazie a questi messaggi dall'inconscio
Pauli iniziò ad avere intuizioni sulla sua stessa natura ed avvertì il pericolo
della sua personalità nell'oscillare da un estremo all'altro. Si rese conto che
era stato freddo, cinico, ateo ed intellettuale. Poteva oscillare, scrisse, dal
delinquente e criminale all'eremita non intellettuale che aveva manifestazioni
d'estasi e visioni. Verso il 1935 Pauli sognò che Einstein venne da lui e gli
disse che la teoria quantistica era unidimensionale ma che la realtà era
bidimensionale. Pauli doveva accettare una nuova dimensione della realtà ed
egli credette che la dimensione mancante fosse l'inconscio ed i suoi archetipi.
Jung aveva proposto gli archetipi come princìpi strutturali della mente
inconscia ma Pauli ora affermava che essi erano anche i princìpi sottostanti
per le strutture ed i processi nel mondo fisico. A questo proposito intraprese
un programma di ricerca per sviluppare quello che definì un “linguaggio
neutro”, uno che si fosse applicato ugualmente bene alla fisica come alla
psicologia.
Collaborò con Jung sul lavoro di quest'ultimo sulla sincronicità (il “principio
di connessione acasuale” di Jung o la “connessione significativa).
Indipendentemente iniziò a studiare il modo in cui l'archetipo della Trinità
aveva influenzato Keplero nella sua formulazione delle leggi del movimento
planetario. Ma Pauli stava ora facendo altri sogni in cui una “donna esotica”
gli andava a far visita. Pauli credeva che lei fosse la sua anima. Iniziò a
capire che la questione più importante era “la mancanza dell'anima nella
moderna concezione scientifica del mondo”. Lo “spirito della materia”, credeva,
era stato negato per 300 anni ed ora stava lottando per la resurrezione. Era
guidato da una visione del ritorno dell'anima nel mondo. Mentre aveva parlato
con pochissime persone del suo nuovo lavoro, una volta disse al suo assistente,
H.B.G. Casimir, “Credo di sapere cosa succederà. Lo so esattamente. Ma non lo
dico agli altri. Perciò sto facendo piuttosto teoria a cinque dimensioni della
relatività benché non ci creda veramente. Ma so cosa succederà. Forse te lo
dirò qualche altra volta.”
Contemporaneamente al suo lavoro sulla psiche, Pauli continuò a lottare con i
princìpi della simmetria e dell'asimmetria in fisica che, nelle sue numerose
conversazioni con Heisenberg, egli definì come un tentativo di riconciliare
“Cristo e il Demonio”. Se seguiamo l'ingiunzione di Carl Jung che l'alchimia
non era tanto primitiva sperimentazione chimica ma un movimento psicologico verso
la completezza, in cui i processi interni della psiche sono proiettati
esternamente sulla materia, allora l'opera di Pauli in fisica è tutt'uno col
suo tentativo di ottenere un matrimonio mistico tra la materia e lo spirito.
Secondo Jung, il sogno di Pauli dell'Orologio del Mondo aveva prodotto qualcosa
di simile ad una conversione religiosa ed un cambiamento radicale nella vita di
Pauli.
Ciò nonostante nella sua mezza età iniziò a diventare depresso. All'età di 47
anni ebbe il primo di una serie di sogni preoccupanti in cui un “persiano” lo
andava a trovare. Nella prima occasione lo straniero arrivò portando delle
lettere. Voleva entrare nell'università di Pauli e studiare ma non gli era
concesso. Quando iniziò a parlare a Pauli con voce acuta Pauli gli chiese se
fosse la sua ombra. “No,” disse lo straniero, “tu sei la mia ombra”. Pauli gli
chiese se voleva studiare fisica. Il visitatore disse che non riusciva a
comprendere il linguaggio di Pauli e Pauli non avrebbe compreso la fisica nel
suo linguaggio. Ma avrebbe aiutato Pauli portandogli una sedia perché non c'era
una sedia nello studio di Pauli. Pauli avrebbe dovuto lasciar andare le sue
illusioni. “Ha molte donne ma ce ne può essere soltanto una.” Ripensando al
sogno Pauli si rese conto che il suo tentativo di un matrimonio mistico era
stato troppo accademico.
Malgrado le sue intuizioni psicologiche egli stesso rimase scollegato dalla
realtà - il suo ufficio non aveva neppure una sedia. Nonostante questa visione
di unificazione continuò a vivere in un mondo dove c'era una chiara divisione
tra spirito e materia. Il messaggio del persiano era chiaro, il linguaggio
neutrale di Pauli non sarebbe mai stato sufficiente per colmare quel divario.
Pauli si rese conto che l'elemento fondamentale nel nostro mondo moderno è la
mancanza d'anima nella concezione scientifica del mondo, però ora gli si dice
di essere fedele soltanto ad una donna - la sua stessa anima. I sogni di Pauli
continuarono a metterlo in guardia. Due anni dopo sognò che era nel
dipartimento di fisica di un alto edificio. Lesse un annuncio che ci sarebbe
stata una lezione di cucina fatta dal Professor Pauli. Improvvisamente scoppiò
un incendio nell'edificio. Pauli riuscì a fuggire e trovò un taxi all'entrata.
Il conducente era lo “straniero” che disse “Ti porterò dove appartieni”. Di
nuovo Pauli era stato avvisato che aveva perso contatto con la realtà. La
cucina lo avrebbe portato alla materia grezza della vita, alla trasformazione
alchemica. Credette che lo straniero fosse Ermes o Mercurio che lo tentava ad
entrare nel mondo dei sensi. Se Pauli non riuscì a fare questo passo nella sua
vita come avrebbe mai potuto trasformare la visione scientifica per includerne
l'anima? In una lettera a Jung scrisse che l'elemento mancante era Eros; solo
l'amore avrebbe saputo colmare il divario tra la fisica, lo spirito e la
psicologia.
Sempre più Pauli si sentì diviso nella sua vita. I suoi sogni avevano mostrato
la direzione in cui avrebbe dovuto muoversi, però gli mancava il coraggio di
cambiare. Iniziò a far visita all'assistente di Jung, Maria von Franz, e formò
una relazione che ebbe un profondo significato spirituale per lui. Perseverò
nell'analisi dei suoi sogni però, secondo von Franz, “non voleva arrendersi
alle richieste dell'inconscio e soffrirne le conseguenze.” Nella scienza il
calore è la chiave di trasformazione. Come metafora si applica ugualmente
all'alchimia come pure alla psicoterapia. I processi entro una storta alchemica
sono rispecchiati da quelli dell'incontro terapeutico. Solo il calore, che sale
con l'amore, scongelerà “gli incidenti ghiacciati della vita” come dice la
junghiana Beverly Zabriski. Attraverso questo dialogo con l'inconscio e le sue
proiezioni nel mondo della fisica, come pure i suoi tentativi di riconciliare
materia e spirito nel mondo, Pauli stesso stava facendo lavoro alchemico. Però
l'oro alchemico non apparì mai. Eros era sempre stato assente dalla sua vita.
Verso la fine della sua vita al fisico fu concesso un sogno finale. Una donna
gli insegnerà a suonare il pianoforte. Lei prende un anello dal suo dito e lo
dà a lui. Gli dice che quest'anello unirà i due mondi perché è l'anello della
sua scuola di matematica. È “l'anello di i.” Il significato di quest'anello è
che in matematica “i” sta per quelli che sono conosciuti come numeri
immaginari. Assieme ai numeri reali essi creano un piano bidimensionale.
Ancora il simbolismo ritornava al sogno trasformatore di Pauli dell'Orologio
del Mondo, un congegno che univa due mondi nell'armonia più sublime. Ma le
figure nei suoi sogni stavano diventando arrabbiate ed iniziarono a
perseguitarlo. Aveva perso il suo orientamento ed alla fine abbandonò il suo
sogno di unificare il mondo interno e quello esterno. Per qualche tempo
continuò con la fisica e con il suo tentativo di riconciliare “Cristo e il
Diavolo”. Durante il Natale del 1957, scrisse ad Heisenberg, “Se solo i due
divini contendenti - Cristo e il Diavolo - potessero riconoscere che sono
diventati molto più simmetrici!” Poco tempo dopo Pauli si recò negli Stati
Uniti per spiegare la sua nuova teoria.
Da là Heisenberg ricevette una brusca lettera che gli diceva che lui, Pauli,
ritirava il suo lavoro. Alcuni mesi dopo Pauli si ammalò e, a seguito di
un'operazione, morì di cancro. Pauli stesso poteva credere che la sua vita era
finita in fallimento - il fallimento di unire “Cristo e il Demonio” entro la
sua teoria del campo unificato della fisica ed il fallimento di effettuare
un'unione di materia e spirito entro il mondo della fisica. Ciò nonostante la
validità del suo sogno vive ancora. L'esempio di Pauli è salutare. Ci dice che
questo desiderio di un matrimonio tra la materia e lo spirito, la scienza e la
religione, rimane unilaterale quando è fatto solo a livello astratto o
intellettuale. Eros deve entrare, non si deve solo cercare l'unità all'esterno,
nel mondo delle idee, ma all'interno nella propria vita. Quest'ultima, questa
ricerca per la completezza interiore, può essere un processo infinito. A dire
il vero, il processo stesso potrebbe essere più significativo di qualche fantasia
di uno scopo finale.
Questo mi porta ad una considerazione finale, che, spero stimolerà il
dibattito. È che la religione in …. che, io credo la scienza (com'è praticata
al momento), e la religione si separino, o almeno rivelino un atteggiamento diverso
verso la conoscenza e la certezza. La religione tollera il mistero, il vivere
con l'incertezza e l'accettazione del dubbio. I filosofi lavorano in una lunga
tradizione, rivedendo ed illuminando eterni problemi di verità, morale e
comportamento. Scrittori, artisti e compositori aggiungono continuamente,
consolidano o trasformano le loro stesse tradizioni. La scienza però,
particolarmente la fisica teorica della seconda metà del ventesimo secolo, ha
costantemente cercato una chiusura. Vuole raggiungere il livello più
fondamentale, l'equazione suprema, la particella “Dio”.
La fisica ha creato questo scopo finale per se stessa e crede che sia un fine
raggiungibile. L'incapacità di raggiungere una tale ipotetica meta può perciò
essere facilmente vista come un fallimento personale. È vero che il livello o
la spiegazione suprema possono effettivamente esistere. Allo stesso modo
possono non esistere. È del tutto possibile che, in un certo senso, la fisica
possa continuare a dialogare con la natura nell'immediato futuro. È possibile
che sia stato a questo livello che Pauli ha confuso il suo fallimento di
unificare la simmetria (Cristo e il Demonio) in fisica con l'apertura della sua
ricerca per la completezza della materia e dello spirito e con la natura interiore
della sua stessa ricerca interiore. Io credo che la vita di Pauli ci insegni
che il dialogo tra la scienza e la religione deve anche continuare nella vita
di ciascun individuo che si impegni nel dibattito. A questo proposito mi
ricordo di una storia che Carl Jung spesso raccontava.
Si tratta della storia di un uomo della pioggia che fu invitato in un villaggio
che aveva avuto un lungo periodo di siccità. Dopo essere entrato nel villaggio
il vecchio andò in una capanna dove restò per qualche tempo. Finalmente le
piogge iniziarono e gli abitanti del villaggio chiesero all'uomo come aveva
fatto la pioggia. “Io non ho fatto la pioggia,” fu la sua risposta.
“Quando sono entrato nel villaggio l'ho trovato in grande disarmonia, così i
processi della natura non operavano nel modo che avrebbero dovuto. Questo ha
prodotto disarmonia anche in me. Perciò sono andato dentro alla capanna per
ricompormi finché la mia armonia interna fu ritornata e l'equilibrio
ristabilito. Poi iniziò a piovere.”
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Cinema e Cinematerapia: quale differenza?
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Il
Cinema può essere utilizzato come strumento di sviluppo personale? I film
possono davvero aiutare a guarire da patologie? e in che modo? Che differenza
c'è tra Cinema e Cinematerapia? Il bisogno di questa precisazione nasce da
una gran confusione riportata da alcuni articoli apparsi recentemente sulla
Stampa nazionale o su grandi portali di Internet come Yahoo. In questi, pur
rari casi, si tende ancora a confondere l'effetto del Cinema con gli
esiti della Cinematerapia. A prototipo di questa incertezza e di
questo smarrimento su Yahoo(it.answers.yahoo.com) troviamo la seguente
domanda: "Cinematerapia: qual'è il film ideale da far vedere ad una
ragazza che è stata appena mollata dal suo fidanzato?" .
E' solo un esempio di quanto sia diffusa la confusione tra Cinema - e i suoi
noti effetti confortanti sull'umore - con la Cinematerapia e i
suoi effetti relativi al percorso esistenziale dell'individuo. In questo caso
l'utente - si evince dal 'botta e risposta' che ne è emerso su Yahoo - era
alla ricerca di un pur legittimo elemento rassicurante e incoraggiante. Egli
però lo attribuiva erroneamente alla Cinematerapia, la quale invece non ha
alcun obiettivo consolatorio. Gli esiti sono necessariamente diversi
proprio perchè diverse sono le finalità a cui essi tendono. Il Cinema nasce
principalmente come luogo di intrattenimento, in alcuni casi anche di tipo
culturale e sociologico, ma sicuramente sempre molto lontano dagli effetti
trasformativi a cui la
Cinematerapia tende a perseguire. Ciò non vuol dire che
guardare un film nella sala cinematografica sia totalmente privo di effetti.
Alcuni recenti studi scientifici americani hanno voluto indagare la quantità
di ormoni presenti nel sangue di alcuni volontari che si sottoponevano alla
visione di diverse tipologie di pellicole. Ne è venuto fuori l'ovvio: le
quantità di ormoni variavano dopo la visione del film. Ma partire da questo
risultato per presumere fantomatiche proprietà terapeutiche e le virtù di
volta in volta anti-depressive o stimolanti dell'autostima del Cinema, mi
sembra davvero fuori di ogni buon senso. Talvolta la necessità di
semplificazione di una parte della comunicazione non rende un buon servizio
nè alla Verità nè tantomeno all'utente. E come dimostra la domanda su Yahoo,
l'utente rischia di essere piuttosto disorientato se non addirittura
fuoriviato.
Esistono moltissimi film - come d'altra parte anche canzoni, sinfonie,
quadri, statue, e in generale molte Opere d'Arte - che temporaneamente
modificano l'umore: rallegrano o intristiscono, meravigliano e stupiscono.
Questo - da sempre - è il ruolo dell'Arte, da quella paleolitica alle
avanguardie post-moderne. Ma non ha alcun senso immaginare che esistano film
per realizzare un felice rapporto di coppia, film per vincere il vuoto
dell'angoscia o per diventare autenticamente genitori, film per realizzare i
propri sogni esistenziali.
Per fare chiarezza dobbiamo immaginare il Cinema al pari di uno strumento,
come una penna o un computer. I risultati dipendono solo dall'uso che se ne
fa, dalla mano che li utilizza e dai progetti e dai valori a cui essi vengono
messi a disposizione. Con la penna si possono scrivere poesie ma anche
insulti, e il computer si può usare per fare hackeraggio oppure per produrre
aerei e progettare abitazioni.
Freud agli inizi del 1900 utilizzava i sogni come uno strumento, ma non ha
mai affermato (nè lo hanno fatto i suoi successori) che i sogni - di per sè -
hanno una funzione terapeutica. Freud ha semmai scoperto che - utilizzando il
materiale grezzo prodotto dall'analisi dei sogni all'interno di un preciso
processo psicoanalitico - si ottenevano dei risultati curativi e di
guarigione. Sebbene la
Cinematerapia non sia una psicoterapia (quindi non cura
patologie), per analogia possiamo dire che essa utilizza le emozioni 'grezze'
che emergono dalla visione di determinate pellicole, per poi lavorarci
sopra e stimolare così processi di cambiamento, di aiuto, di sostegno e
di trasformazione. Le emozioni 'grezze' che emergono dopo la visione di una
pellicola sono nella maggioranza dei casi, caotiche e disorganizzate, un pò
come i colori fondamentali sulla tavolozza di un pittore.
Utilizzare la sala cinematografica a scopo ludico o di intrattenimento, se da
una parte permette a queste emozioni di emergere, dall'altra non fornisce
alcuna metodologia pratica per utilizzarle efficacemente. Questa metodologia
è invece necessaria per coloro che desiderano analizzare, organizzare,
sintetizzare, questi 'colori base' al fine di realizzare una 'composizione
pittorica' complessa, articolata e con una funzione che non sia semplicemente
liberatoria.
Potremmo dire che mentre il Cinema ha una principalmente una funzione ludica,
talvolta riflessiva o al massimo catartica, la Cinematerapia ha
una funzione di aiuto e di sostegno per coloro che intendono realizzare un
percorso evolutivo e di crescita personale. Vi è quindi un'importante
differenza tra la 'Visione cinematografica' - tipica dell'uso da
intrattenimento - e una 'Visione a fini trasformativi', tipica della
Cinematerapia. Se è sicuramente possibile individuare nella 'Visione
Cinematografica' un effetto consolatorio, umorale ed empatico di
identificazione, immedesimazione, catarsi e liberazione (come già diceva
Aristotele a proposito della Tragedia greca e propria di tutte le Arti), la
'Visione a fini trasformativi' non si limita agli aspetti pulsionali
'idraulici', ma tende a promuovere un lavoro su se stessi e un percorso che
vanno al di là della visione di un singolo film.
La Cinematerapia si avvale del potente effetto evocativo, simbolico e
allegorico delle immagini filmiche (analogamente a quanto facevano e fanno
ancora le favole, i miti, le leggende, i sogni notturni, ecc.) per comporre
ed elaborare le emozioni grezze in processi complessi che hanno la finalità
stimolare nell'individuo lo sviluppo di nuove competenze, la realizzazione
dei propri progetti profondi e agevolare il suo cammino esistenziale.
La Cinematerapia si poggia sullo 'strumento' Cinema: ma così come non è il
pennello a dipingere (ma il pittore) o il bisturi ad operare (ma il
chirurgo), non è una pellicola che può realizzare quell'originale percorso
interiore di autoconoscenza che è la Cinematerapia.
Non chiedetemi quindi un elenco di film per stare meglio,
qualcuno contro il logorìo della vita moderna, qualcun'altro per sedurre una
ragazza e portarsela a letto o per vincere all'enalotto. Se questi film
esistono, non li conosco nè mi interessano. La Cinematerapia è un
percorso profondo, affatto banale: è invece necessaria una certa dose di
impegno e di disciplina. Certamente non è un percorso barboso, teorico,
mistico o filosofeggiante: ma se preso con la giusta dose di serietà è anche
molto divertente, ironico, sorprendente. Ma è soprattutto un cammino di
trasformazione esistenziale, forse più simile ad un'Accademia Ellenica che
non ad una pillola della felicità.
Serve il coraggio di andare oltre l'ovvio, il convenzionale, oltre
l'apparente logicità dei percorsi razionali e accettare di immergersi
nell'oceano delle proprie emozioni profonde e autentiche.
Per
approfondire www.cinematerapia.it
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http://www.solaris.it/indexprima.asp?Articolo=1508
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Il cervello
ha la sfera di cristallo per immaginare il futuro
Nel nostro cervello esisterebbe una sorta di 'sfera
di cristallo' per vedere e immaginare il futuro e fare, così, valutazioni a
lungo termine. Secondo quanto riferito sulla rivista The Proceedings of the
National Academy of Sciences, infatti, per costruirci immagini mentali di eventi
futuri attiviamo nel nostro cervello un set di zone specifiche (corteccia
premotoria laterale sinistra e parte del cervelletto) legate a compiti di
pianificazione ed esecuzione motoria.
Allo stesso tempo, spiega Karl
Szpunar del Department of Psychology presso la Washington University con sede a
St. Louis, altre regioni cerebrali (come la corteccia occipitale sinistra e la
cingolata bilaterale) si attivano mentre pensiamo al futuro per creare, sulla
base di luoghi a noi già noti, la scenografia degli eventi futuri che stiamo
immaginando.
Prefigurarsi nella mente eventi futuri che ci riguardano è
una prerogativa esclusivamente umana importantissima, affermano gli esperti,
perché ci permette di ponderare e decidere il 'da farsi' sulla base delle
possibili conseguenze del nostro agire. Insomma, poter creare l'immagine mentale
di eventi futuri che ci riguardino in prima persona è un utile 'timone' che ci
guida nel nostro agire quotidiano.
Finora, però, rimaneva un mistero
quali 'sfere di cristallo' il nostro cervello consultasse per darci un'immagine
mentale del futuro. Gli esperti Usa hanno svelato l'arcano coinvolgendo un
gruppo di individui ai quali hanno chiesto di immaginare un evento futuro che li
riguardasse in prima persona, per esempio il loro prossimo compleanno, o uno che
riguardasse un loro caro, oppure ancora di ricordare un fatto del
passato.
Durante questi 'esercizi mentali' gli esperti hanno esaminato
l'attività cerebrale dei volontari con la risonanza magnetica nucleare. Questa
ha permesso di localizzare la 'sfera di cristallo' del cervello in un set di
aree corticali distinte: la corteccia premotoria laterale sinistra e una parte
del cervelletto sono principalmente attivate quando i volontari immaginano un
evento futuro che li riguardi in prima persona, un po' come avviene quando
immaginiamo o simuliamo mentalmente dei movimenti. Per rendere più realistica
l'immagine mentale del nostro futuro, inoltre, spiega Szpunar, il cervello è in
grado di ricreare i luoghi dove quell'evento si verificherà, sulla base di
informazioni spaziali catalogate nella nostra memoria.
A tale scopo si
attivano aree come la corteccia occipitale sinistra e quella cingolata
bilaterale, già note per essere legate alla formulazione di contesti
visuospaziali. Benché siano i primi dati disponibili sui circuiti neurali dove
si colloca la nostra abilità di 'prevedere il futuro', conclude Szpunar, quelli
offerti da questo studio rappresentano le prime prove empiriche che nel cervello
esiste un sofisticato sistema per creare immagini mentali del nostro futuro e
permetterci di pensare ad esso.
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