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newsletter.......tutta Fisica Quantistica e.......Dio.
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Argomenti
di questa newsletter:
1)
Relazione
sul Congresso Mondiale di Medicina Integrata tenuto a Roccamorice-
Pescara
2)
La guerra tra stringhe e quanti
3)
Fisica, le misteriose particelle protagoniste di un test storico
4)
Dell'Incertezza.
Interpretazioni della Teoria Quantistica
Pensiero settimanale da meditare:
" I grandi pensieri parlano soltanto alle menti dedite
al pensare, ma le grandi azioni parlano a tutto il genere umano"
Emily P. Bissel
Vedi un pensiero"
divino " in formato PPT "
Seminario Il
Potere dell' Intenzione
1)
Dal
13-14 Ottobre e 3-4 Novembre " Il Potere dell' Intenzione
" a Roma. Chiama Paola 338.2135062.
2)
Il
20-21 Ottobre presso il centro MAHA DEVA
Il Potere dell' Intenzione CASCINA OROLOGIO
2
Frazione Boschi 27020 - Travacò Siccomario (PV) tel.-
0382/48.28.09 - fax - 0382/49.29.33 info@mahadeva.it www.mahadeva.it
3)
Dal 10-11 Novembre e 15-16
Dicembre " Il Potere dell' Intenzione " a Milano.
CHiamare il 347.76.11.091
Vedi il Programma,
ascolta la conferenza MP3
seguendola con le DIA,
e vedi la videoconferenza.(
anche in 38 kb
). Se qualche file non si apre andate al sito www.gaetanoconforto.com
e cercate nel link MP3.
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E'
in vendita la raccolta di tre anni delle newsletters dalla numero
1 alla numero 50, formato.pdf a €.15.00, pgg.205. Vedi
l' indice
degli argomenti. Sarà spedita per e-mail a chi ne fa richiesta
a gaetano.conforto2@tin.it
Ecco la testimonianza di
chi ha reso possibile quest'opera:
"Con
questo “opuscolo” si è voluto raccogliere le newsletter che
Gaetano
Conforto ha trasmesso via e-mail (dal 10
agosto 2003 al 12 luglio 2006) a
tutte le persone che si sono iscritte accedendo
al suo sito
http://www.quantumedicine.com/article/article.html
Gli
argomenti trattati sono per me come “perle di saggezza”, “il
pane
quotidiano” , “l’acqua che disseta e purifica
il corpo-mente”.
Leggere
ed approfondire i temi riportati aiutano la mente a trovare
vigore e
forza, a vedere le cose che ci circondano
in modo diverso, a scoprire che la
realtà dipende esclusivamente da noi, da
come la vogliamo vedere e
conseguentemente creare.
Trovare
il bello, l’aspetto positivo, anche in una cosa o episodio che
siamo
abituati a classificarli come “negativi”,
ci aiuta a stare bene, ad avere il giusto
entusiasmo per crescere alla ricerca di
obiettivi sempre più “elevati”.
By Romeo
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Relazione
sul Congresso Modiale di Medicina Integrata
tenuto
a Roccamorice- Pescara
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La guerra tra stringhe e quanti
intervista con LEE SMOLIN di ADAM ROGERS
18/9/2006 - ENEL Magazine
L'UNIVERSO ha un problema. La relatività generale, formula
matematica che descrive la gravità e la struttura dello spazio-tempo, è in
conflitto con la meccanica quantistica, quella che descrive le interazioni
tra particelle subatomiche. Negli ultimi vent'anni, l'approccio più diffuso
per unificare i due mondi è stata la teoria delle stringhe, secondo cui in
sostanza l'universo sarebbe costituito da filamenti vibranti d'energia di
grandezza infinitesimale in grado di attraversare le varie dimensioni.
Un'ipotesi stravagante, ma non più insolita di molte altre tesi scientifiche.
Nel suo nuovo libro, The Trouble With Physics, il teorico Lee Smolin sostiene
però che la teoria delle stringhe non sia solo stramba, ma addirittura
errata. Smolin, che è stato tra i fondatori del Perimeter Institute for
Theoretical Physics di Waterloo, in Ontario, la definisce "non
convincente" - forse perfino non scientifica - affermando che i fisici
abbiano deciso di sposarla a scapito di altre direzioni di ricerca molto più
promettenti. Wired lo ha intervistato, nella sua casa di Toronto, a proposito
della comunità scientifica e della vera natura dell'universo.
Lei sta liquidando come spazzatura un caposaldo fondamentale della fisica
moderna.
Non la metterei proprio in questi termini, ma ha ragione. La fisica teoretica
è in crisi, e questo libro cerca di spiegarne il perché. Tuttavia, provo un
enorme rispetto per tutti coloro di cui sto criticando il lavoro. Se la
teoria delle stringhe è uno sbaglio, non è certo una svista di bassa lega,
quanto piuttosto un errore di fondo e pertanto degno di stima.
Eppure lei in sostanza accusa i sostenitori della teoria delle stringhe di
essere la lobby della fisica teoretica.
Molti si lamentano che tale comunità, che si vanta di essere un'élite
dominante - e in effetti lo è, in molte parti degli Stati Uniti - non mostri
alcun interesse per la qualità del lavoro altrui. E in effetti è così. Quando
organizziamo dei convegni sulla gravità quantistica, cerchiamo sempre di
invitare un rappresentante di ognuna delle ipotesi alternative alla nostra,
compresa la teoria delle stringhe. Per il meeting annuale internazionale
sulla teoria delle stringhe loro non lo hanno mai fatto.
Perché sono così asociali? La ritiene una questione di territorialità?
La metafora che più mi piace utilizzare per riferirmi a questo problema
deriva dalla teoria della complessità. Mettiamo che ci si trovi in un'area
piena di colline, e si voglia trovare quella più alta. La teoria delle
stringhe è una collina, la gravità quantistica è un'altra, i modelli a
schiuma di spin un'altra ancora, così come la teoria dei torsori, quella dei
set casuali o delle mebrane. Alcuni scienziati sono ottimi arrampicatori. Li
metti su un declivio, e cominciano a far inarrestabilmente progredire la
scienza. Altri sono bravi esploratori, attraversano le valle e scoprono nuove
montagne. Il problema è che al momento la nostra scienza è dominata dagli
scalatori. Hanno trovato la vetta, e ora...
... la stanno difendendo.
Esattamente. Solo che nel frattempo la verità è là fuori, da qualche parte.
Ha affermato che la teoria delle stringhe non ha presentato nessuna
previsione dimostrabile. Cosa intendeva?
Beh, l'ipotesi era che la geometria che descrive il nostro universo fosse
composta da quattro dimensioni "piatte" più sei curve ma così
infinitesimali da non poter essere viste. Il problema è: una volta curvate
alcune dimensioni, se ne deriva un numero infinito di geometrie in cui le
stringhe possono propagarsi.
In effetti è un problema...
Lo è, ma non siamo ancora al punto. Sappiamo che l'espansione del nostro
universo sta accelerando, il che vuol dire che la cosiddetta costante
cosmologica dev'essere un numero positivo. All'inizio tutti pensavano che la
teoria delle stringhe fosse assolutamente incompatibile con tale dato. Nel
2003 sono state scioperte alcune prove dell'efficacia della teoria delle
stringhe anche in caso di costante cosmologica positiva. Ma se vogliamo
modificare l'ipotesi per ogni evenienza, allora possiamo avere anche 10500
teorie diverse.
Quindi potrebbe esserci una teoria delle stringhe per qualsiasi obiezione.
Le faccio un esempio: tutte le teorie delle stringhe, finora, hanno affermato
che la velocità della luce è universale. Altre ipotesi conformi alla gravità
quantistica sostengono però che in effetti la velocità della luce sia
aumentata nel tempo. E un esperimento del Gamma Ray Large Area Space
Telescope, che verrà lanciato l'anno prossimo, lo verificherà. Così ho detto:
se la velocità della luce non è universale, v uol dire che la teoria delle
stringhe non è valida. Ma i suoi sostenitori hanno ribattuto che potrebbero
inventarne delle versioni che funzionino in entrambi i casi. Vuol dire
cambiare la stessa nozione di scienza. E non si può fare ricerca su queste
basi.
Mi lasci anticipare le reazioni al suo libro: è solo il frutto del
risentimento di uno che sta dalla parte sbagliata.
Tanto per cominciare, negli ultimi vent'anni ho pubblicato diciotto saggi
tecnici sulla teoria delle stringhe, l'ultimo appena un anno fa. Ma se
proprio volessi accettare la sua previsione, diciamo che scrivere è anche
questo. La scienza avanza più velocemente quando c'è dibattito. Questo libro
è rivolto ai miei colleghi tanto quanto al pubblico comune.
Come pensa che risponderanno i teorici delle stringhe?
Probabilmente replicheranno che la teoria delle stringhe funzionerà, che ci
sta solo mettendo del tempo, ma che ha già dimostrato di essere abbastanza
valida da far capire che vale la pena di portarla avanti. Io però non metto
in dubbio che si debba insistere. Mi chiedo solo se sia giusto insistere solo
in quella direzione
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ARTICOLO COMPARSO SU http://www.venetonanotech.it/files/index.cfm?id_rst=31&id_elm=913
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Lunedì 11 Settembre sono stati "sparati" dai laboratori del Cern, in Svizzera
Attraverso il sottosuolo in pochi attimi arriveranno in Abruzzo
Da Ginevra al Gran Sasso
la lunga corsa dei neutrini
Fisica, le misteriose particelle protagoniste di un test storico
di CLAUDIA DI GIORGIO
ROMA - L'hanno chiamata "la grande corsa dei
neutrini", ed è uno degli esperimenti più spettacolari e complessi della
fisica di questi ultimi anni, una collaborazione internazionale in cui
l'Italia, attraverso l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), ricopre un
ruolo di primissimo piano.
Lunedì prossimo un fascio di neutrini, forse le particelle più misteriose ed
elusive tra tutti gli ingredienti della materia, comincerà a viaggiare sotto
terra dalla Svizzera all'Abruzzo, percorrendo in pochi millesimi di secondo gli
oltre settecento chilometri che separano i laboratori europei del Cern a
Ginevra da quelli dell'INFN sotto il Gran Sasso.
Prodotto artificialmente grazie all'acceleratore SPS del Cern (lo stesso di cui
si servì Rubbia per le ricerche che lo portarono al Nobel), il fascio di
neutrini sarà "sparato" da un tunnel a 60 metri sotto il suolo,
ma durante la sua corsa penetrerà nella roccia fino a 11 chilometri di profondità.
Senza lasciare alcuna traccia, però, dato che una delle caratteristiche dei
neutrini è la loro scarsissima interazione con la materia: basti pensare che in
ogni momento la Terra,
esseri umani compresi, è attraversata da 120 milioni di neutrini per metro
cubo.
Il che può suonare rassicurante per la nostra integrità, ma è una pessima
notizia per chi studia queste particelle, che sono difficilissime da catturare:
per afferrarne poche decine all'anno servono grandi masse e strumenti
estremamente sofisticati.
Difatti, all'arrivo (che avverrà una manciata di attimi dopo lo
"sparo") i neutrini troveranno ad aspettarli un gigantesco rivelatore
chiamato OPERA, una struttura da 1800 tonnellate e alta una trentina di metri,
costruita nella sala C dei laboratori sotterranei del Gran Sasso proprio allo
scopo di "guardare" le particelle spedite dalla Svizzera, al quale
l'anno prossimo si aggiungerà un secondo rivelatore, ICARUS, che osserverà i neutrini
con precisione ancora maggiore.
Ma per vedere cosa? Per dirla nel gergo dei fisici, lo scopo dell'esperimento è
verificare se durante il viaggio alcuni dei neutrini si sono trasformati,
"oscillando" da uno all'altro dei tre "sapori", o tipi, in
cui sono conosciuti. In pratica, poiché i neutrini sparati da Ginevra sono
tutti di tipo mu (o muonici), se al Gran Sasso arriverà qualche neutrino di
tipo diverso si avrà la prova diretta che i neutrini oscillano. E poiché, dice
la meccanica quantistica, tutto quello che oscilla è dotato di massa, si avrà
la prova diretta e definitiva che anche queste sfuggenti particelle hanno una
massa.
Della massa dei neutrini fino ad ora si è avuta solo la prova indiretta, ma
malgrado sia piccolissima ha conseguenze enormi per il destino dell'universo.
Nel cosmo, i neutrini sono diffusissimi, e aggiungendo la loro massa a quella
totale nota finora, si ottiene una forza di gravità la cui attrazione è in
grado di bloccare l'espansione dell'universo, invertendone la rotta. Materia ed
energia potrebbero quindi tornare ad avvicinarsi, ripercorrendo all'indietro il
cammino compiuto a partire dal Big Bang. Finché un Big Crunch, una grande
implosione, segnerebbe la fine del cosmo, almeno come lo conosciamo ora.
L'esperimento che partirà dopodomani potrebbe, insomma, far riscrivere parecchi
libri di testo. Sarà "un evento scientifico di rilevanza mondiale",
come dissero Carlo Rubbia e Antonino Zichichi, che quasi sei anni fa tennero a
battesimo l'inizio dei lavori. E che lunedì, assieme al ministro della Ricerca
Mussi e ad altri grandi fisici italiani come Nicola Cabibbo e Luciano Maiani,
saranno anche loro al Gran Sasso, a salutare l'arrivo di questi microscopici
messaggeri dell'universo.
(9 settembre 2006)
Comparso su Repubblica http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/neutrini/neutrini/neutrini.html
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Dell'Incertezza
Interpretazioni della Teoria Quantistica
L'assunzione fondamentale della Teoria
Quantistica e` che ogni campo di forze si manifesta sotto forma di particelle
discrete (o "quanta"). In altre parole, le forze (elettromagnetica,
gravitazionale, etc.) altro non sono che manifestazioni di uno scambio di
quantita` discrete di energia. Questa fu la scoperta di Max Planck nel 1900, e
per tale ragione l'unita` fondamentale di scambio e` chiamata "costante di
Planck". Qualunque scambio di energia deve avvenire come multiplo di
quella costante. Louis de Broglie nel 1923 generalizzo` un'idea di Einstein e
propose che particelle e onde fossero la stessa cosa. A ogni particella si puo`
associare un'onda, e ogni onda e` una manifestazione di una particella. Uno
puo` parlare di energia e massa, oppure di frequenza e lunghezza d'onda. Fra
queste quantita` esiste un collegamento diretto. Werner Heisenberg e Erwin
Schrodinger trovarono le formule che esprimono questa relazione. Fu pero` Max
Born a precisare la natura di questa relazione: l'onda associata a una particella
e` un'onda di "probabilita`", nel senso che "prescrive"
quali futuri sono possibili per quella particella. Lo stato di una particella
non e` piu` quello classico (posizione nello spazio e nel tempo e velocita` di
moto). Lo stato di una particella e` dato dalla sovrapposizione di tutti i suoi
possibili futuri, ciascuno "pesato" con una probabilita`. L'equazione
di Schrodinger descrive l'evoluzione nel tempo di questa funzione di
probabilita`, ed e` l'equivalente delle equazioni della fisica classica. La
differenza e` che in ogni istante la funzione d'onda descrive un insieme di
possibilita`, non un'attualita`... Soltanto osservando il sistema possiamo
leggere un valore specifico per la quantita` che vogliamo osservare: prima
della misurazione non c'e` alcun modo di prevedere il risultato
dell'esperimento. E` l'atto di misurazione che "forza" il sistema ad
assumere un valore specifico fra quelli possibili, ed e` del tutto casuale
quale valore venga scelto.
I fisici hanno dibattuto a lungo sul significato
di questo fatto: che senso ha dire che lo stato di un elettrone e` un insieme
di possibili stati? L'elettrone e` qui o li`? In fisica classica non ci sono
dubbi: e` qui (il "qui" che misurera` anche il microscopio). Ma in
fisica quantistica l'elettrone e` sia qui sia li`, semplicemente con diverse
probabilita` di essere qui e li`. Soltanto dopo che l'ho misurato posso dire
che e` qui. Il fatto lascio` cosi` perplessi i fisici che Schrodinger stesso
propose il famoso paradosso del gatto che e` al tempo stesso vivo e morto, in
quanto la particella da cui dipende la sua esistenza e` al tempo stesso qui e
li`!
Heisenberg espresse l'indeterminatezza della
fisica quantistica con il famoso principio di indeterminatezza: quanto piu`
accuratamente misuro una quantita`, tanto meno accuratamente posso misurare le
quantita` ad essa collegata. Siccome la Relativita` prescrive che posizione e velocita`
sono collegate, non posso misurarle simultaneamente. Se le posizioni di due
particelle sono collegate, non posso conoscere la posizione di entrambe. E
cosi` via. (Einstein non credette mai alla validita` di questo principio, ma il
principio e` una diretta conseguenza delle sue formule!)
Che cos'e` la "realta`" del mondo
per la fisica quantistica? Sfortunatamente quella che noi percepiamo come
realta` si scopre essere semplicemente una serie di incidenti di percorso. Se
crediamo alla fisica quantistica, il mondo e` nelle mani di queste onde di
probabilita`. Ogni tanto una di queste onde "collassa", e allora, e
soltanto allora, succede qualcosa (le quantita` fisiche assumono dei valori
osservabili). La sequenza di quei "qualcosa" costituisce la realta`
che percepiamo noi.
Fu Von Neumann a chiarire gli estremi del
problema. A far collassare la funzione d'onda e`, secondo la fisica
quantistica, l'interferenza di un altro sistema. Per esempio, se cerco di
misurare una quantita` di un sistema (la sua velocita`, per esempio), faccio
collassare la funzione d'onda del sistema, e pertanto leggo un valore per
quella quantita` che prima era semplicemente una delle tante possibilita`. E`
il mio atto di osservare a causare la "scelta" di quel particolare
valore della velocita` fra tutti quelli possibili. Ma "quando" si
verifica quel collasso? C'e` una catena di eventi che porta dalla particella al
mio cervello: la particella e` a contatto con qualche strumento, che e` a
contatto con qualche altro strumento, che e` a contatto con il microscopio, che
e` a contatto con il mio occhio, che e` a contatto con la mia coscienza... dove
avviene di preciso il collasso? A che punto la particella smette di essere una
funzione d'onda e diventa un oggetto con una velocita` ben precisa?
Il problema puo` essere riformulato cosi`:
che cosa causa il collasso di una funzione d'onda? Basta la semplice presenza
di un'altra particella nei dintorni del sistema? Oppure dev'essere un oggetto
di grandi dimensioni? Oppure dev'essere per forza un oggetto in grado di
osservare? Oppure dev'essere per forza una mente umana? Sappiamo che un uomo e`
in grado di far collassare una funzione d'onda, in quanto gli scienziati
possono misurare le particelle. Ma un insetto? Un insetto- scienziato sarebbe
in grado di compiere le stesse osservazioni? Sarebbe in grado di far collassare
una funzione d'onda? E un virus? Una pietra? Un albero? Un soffio di vento?...
Von Neumann si domandava cosa promuove un
oggetto a "collassatore". La fisica quantistica concede questo
privilegio: i sistemi classici (come gli strumenti di misurazione o gli esseri
umani, oggetti che hanno una posizione, una forma e un volume ben definiti)
sono capaci di far collassare la funzione d'onda di sistemi quantistici (che
sono invece pure onde di probabilita`) e pertanto di misurarli. Ma cosa
determina se un sistema e` classico o quantistico? Anzi, come fa la natura a
sapere quale dei due sistemi e` quello che misura e quale e` quello da
misurare, in maniera tale che possa far collassare quello da misurare e non
quello che misura? Perche', quando misuro un elettrone, collassa l'elettrone e
non collasso io? Intuitivamente, i fisici rispondono che un sistema per essere
classico deve essere "grande", in quanto l'indeterminatezza e` tanto
maggiore quanto piu` ci si avvicina alle dimensioni della costante di Planck.
Ma questo significa semplicemente che gli oggetti "grandi" hanno
un'immunita` dalle leggi quantistiche che e` basata soltanto sulla loro
dimensione. Quantomeno bizzarro.
Roger Penrose ha recentemente proposto che
sia la gravita` a concedere quella immunita` speciale. Gli oggetti
"grandi" deformano lo spazio-tempo e cio` in qualche modo causa il
collasso spontaneo del sistema in una possibilita` ben precisa. Ecco perche' i
sistemi "grandi" hanno una posizione e una forma ben definita.
Analogamente, quando il mio campo gravitazionale entra in contatto con quello
di un sistema "piccolo" (che si comporta come un sistema
quantistico), lo fa diventare parte di un sistema "grande" e pertanto
di un sistema classico. E pertanto lo posso misurare.
Il fatto rimane che nulla nella fisica
quantistica spiega cosa realmente accada quando un sistema quantistico
"collassa": il collasso corrisponde a un cambiamento nello stato del
sistema, oppure corrisponde semplicemente a un cambiamento nella conoscenza che
io ho di quel sistema?
Naturalmente, viene subito la tentazione di
puntare il dito verso la coscienza. Forse il collasso e` dovuto al fatto che un
essere senziente compie la misurazione. Forse la mente entra nel mondo
attraverso il pertugio lasciato aperto dal principio di indeterminatezza di
Heisenberg. Forse la fisica quantistica ci sta dicendo che la mente umana
"deve" esistere affinche' il resto dell'universo possa esistere,
altrimenti non ci sarebbe nessuno ad osservarlo e cio` significa che resterebbe
in eterno nel limbo delle possibilita`. La realta` e` il contenuto della nostra
coscienza, come ha scritto recentemente Eugene Wigner.
Un'altra possibilita` e` quella di negare
semplicemente che si verifichi questo misterioso "collasso" della
funzione d'onda. Invece di ammettere che il futuro venga scelto a caso ogni volta
che la funzione collassa, uno puo` decidere che tutti i possibili futuri si
verificano tutti insieme. In ogni secondo l'universo si divide in miliardi di
altri universi, uno corrispondente a ogni possibile valore di ogni possibile
quantita` che uno potrebbe misurare. E` questa la teoria di Hugh Everett: se
qualcosa puo` succedere, allora succede... in qualche universo. Una copia di me
esiste in ogni universo. Io osservo tutti i possibili risultati di una
misurazione, ma lo faccio in universi diversi. Fra coloro che credono in questa
ipotesi si contano luminari come David Deutsch e Stephen Hawking.
Wojciech Zurek pensa che tutto contribuisca
al collasso, e che il collasso possa avvenire per gradi successivi. L'ambiente
distrugge quella che Zurek chiama "coerenza quantistica". E per
"ambiente" intende proprio tutto, dalla singola particella che
transita per caso fino al microscopio. L'ambiente causa "decoerenza"
e la decoerenza causa una sorta di selezione naturale alla Darwin: lo stato
classico che emerge da uno stato quantistico e` quello che meglio si
"adatta" all'ambiente. Non sorprende pertanto che, studiando questo
fenomeno, Zurek stia pervenendo a intriganti paralleli con il fenomeno della
vita (l'altro grande mistero della natura e`, ovviamente, quello di come la
materia vivente emerga dalla materia non vivente).
Come fa il mondo classico, fatto di oggetti e
forme e confini e pesi e altezze, ad emergere da un mondo quantistico, fatto
soltanto di onde e di probabilita`? Forse la risposta gettera` luce anche su
altri misteri della natura, dalla vita alla coscienza.
Comparso su http://www.thymos.com/science/quantum.html
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