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UN GRANDE ABBRACCIO QUANTISTICO

 


 Ecco la 51° newsletter!

Da qualche numero avete notato come argomento l' intelligenza finanziaria.

Sono convinto che questa libertà di coscienza possa aiutare molti a migliorare

anche il proprio stato di salute e di relazione. Ricordate che in ogni materia vi sono

presenti tutti gli stati di realtà, compreso quello non - locale ( spirituale).

Se vi piace, invitate  altre persone a iscriversi a questa newsletter!

Trovate la versione integrale sul sito: www.quantumedicine.com/article/nuovofile262.html

Argomenti di questa newsletter:

1)  Pensieri che distruggono

2) Le radici genetiche della religiosità?

3) Il neurone come cellula pensante

Il pensiero di questa settimana

 
                                                                                                                                                

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  Pensieri che distruggono

 

Le persone che creano pensieri negativi e distruttivi, debbono attendersi di vedersene restituiti gli effetti conseguenti, secondo quello che viene chiamato "effetto boomerang". Chi realizza pensieri di natura distruttiva potrebbe subire l'annientamento della sua immaginazione creativa; inoltre la presenza stessa nella sua mente di tali pensieri sviluppa una personalità negativa, ponendo così grossi ostacoli alla comunicazione con gli altri.

Altre conseguenze, per la persona che coltiva pensieri di questo tipo, derivano da questo principio: "gli impulsi di pensiero negativo non sono solo dannosi per gli altri ma si insinuano profondamente nella mente subconscia del loro autore, diventando parte integrante del suo carattere". Noi abbiamo il potere di controllare la nostra mente e di nutrirla con impulsi di pensiero di nostra scelta. Questo privilegio comporta, però, anche la responsabilità di usare questo potere in modo costruttivo.

 

Noi siamo i padroni del nostro destino su questa terra, così come abbiamo la possibilità e il potere di controllare i nostri pensieri. Noi possiamo controllare, e eventualmente influenzare, il nostro sviluppo personale, vivere la nostra vita come vogliamo che sia, oppure possiamo ignorare questo potere e sopravvivere, sballottati come una barca sulle onde dell'oceano. Siamo troppo influenzabili.

C'è un altro diabolico elemento di cui la gente soffre; esso costituisce un ricco suolo in cui la paura del fallimento cresce abbondantemente ed è così sottile che spesso può passare inosservato: la "suscettibilità alle influenze negative". Quelli che hanno successo, in qualsiasi campo, hanno preparato la loro mente a resistere a questo diabolico elemento.

Se vogliamo curare il nostro sviluppo personale, dobbiamo esaminarci molto accuratamente per verificare se siamo esposti alle influenze negative . Questo nemico è difficile da dominare perché colpisce anche quando non siamo coscienti della sua presenza; è tanto dannoso perché assume vari aspetti e colpisce in diversi modi, almeno tanti quante sono le esperienze umane. Talvolta esso entra nella mente per mezzo delle parole di chi ci sta attorno, altre volte invece nasce in noi a seguito di un'abitudine mentale negativa.

Proteggiamoci contro le influenze negative, create da noi stessi o dalle persone che ci circondano; ricordiamo che abbiamo a nostra disposizione il potere della volontà! Stiamo in guardia mentalmente e difendiamoci dalle persone che ci deprimono e ci scoraggiano. Vi sono persone che avvelenano la mente degli altri con la loro ignoranza o con le loro azioni; persone come queste tentarono di convincere Thomas Edison che non avrebbe potuto costruire un apparecchio capace di registrare e riprodurre la voce umana; dicevano che nessuno al mondo avrebbe potuto realizzare ciò, ma, fortunatamente, Edison non credette loro. Egli sapeva che la mente può produrre ogni cosa che sia stata immaginata, solo che sia sostenuta da un desiderio bruciante.

Noi possiamo controllare la nostra mente, oppure la nostra mente controllerà noi; non ci sono mezze misure o compromessi. Il miglior modo per controllare la mente è l'abitudine a tenerla attiva con una meta ben precisa e un piano di lavoro altrettanto preciso. Se studiamo la vita degli uomini che hanno ottenuto il successo, troveremo che questi hanno ben controllato la loro mente ed indirizzato tutte le loro forze verso il raggiungimento di precisi obiettivi.
Senza questo controllo, il successo non è possibile.

 

http://www.e-school.it/pagine/dettaglio_positive.asp?IDthinkpositive=18

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Ricercatori a Twin Cities scoprono le radici genetiche della religiosità

La scoperta di un forte legame tra genetica e religiosità in un recente studio condotto su gemelli ha portato i ricercatori a prestare doppia attenzione. La scoperta potrebbe aiutare i ricercatori a capire come “i geni di Dio” ci influenzano durante la crescita.

Anche se le famiglie in cui gli individui crescono ne influenzano la religiosità, le predisposizioni genetiche alla religiosità o alla spiritualità diventano più evidenti quando i bambini lasciano alle spalle le influenze ambientali per intraprendere una nuova vita.

Laura Koenig, l’autrice principale della ricerca pubblicata sul numero di aprile del Journal of Personality, spiega che, come tutti i ricercatori di genetica del comportamento, stava cercando di scoprire le origini del comportamento e di dare una spiegazione alle differenze tra individui più o meno religiosi.

“I ricercatori di genetica del comportamento vogliono scoprire quale parte di tali differenze dipende da effetti ambientali”, spiega Koenig, una studentessa post-laurea al quarto anno all’Università di Minnesota, a Twin Cities.

I soggetti dello studio di Koenig sono 169 gemelli identici (omozigoti) e 104 gemelli eterozigoti, tutti del Minnesota. I gemelli omozigoti condividono il 100% del Dna, mentre i gemelli eterozigoti condividono solo metà dei geni, come accade in genere tra fratelli. I gemelli studiati da Koenig erano cresciuti in case quasi identiche e avevano gli stessi genitori o tutori, le stesse esperienze scolastiche ed una simile educazione religiosa.

Il team di Koenig ha registrato il livello di religiosità attribuito da ciascuno dei gemelli al periodo della propria crescita e all’allontanamento dagli ambienti dell’infanzia. Nel passaggio all’età adulta, secondo lo studio, sono emerse le componenti genetiche legate a comportamenti come la frequentazione della chiesa e la preghiera.

“Lasci la tua casa e perciò i tuoi genitori non hanno più una forte influenza nel farti andare in chiesa o su quanto preghi o nel determinare l’importanza della religione nella tua vita”, dice Koenig. “Non ti forzano ad andare a messa ogni settimana e non ti costrongono più a pregare quando ti siedi a tavola”. Quando le influenze ambientali non costituiscono più una variabile perché i gemelli non vivono più a casa, spiega Koenig, “è più probabile che sia la loro predisposizione genetica a determinare se sono religiosi oppure no”.

Lindon Eaves, professore emerito di genetica umana e psichiatria alla Virginia Commonwealth University, dice che la conclusione che “l’influenza dell’ambiente familiare è predominante durante l’adolescenza” non è sorprendente. “E’ davvero piuttosto ovvio, se ci pensi, ma è interessante vedere dei dati che lo illustrano così chiaramente”, afferma Eaves. “Fino a che i bambini vivono a casa, seguono la famiglia. Quando lasciano la casa, seguono i propri geni — ma forti influenze ambientali continuano ad esserci”.

Lo studio di Koenig ha mostrato che i geni potrebbero essere responsabili di quasi la metà della variabilità osservata nella religiosità dei gemelli. Koenig spiega che il suo team non ha trovato un “gene di Dio” e che, se qualcosa del genere esistesse, non potrebbe da solo spiegare un comportamento complesso come la religiosità. “Anche se ci fosse un gene della religiosità, i geni si esprimono sempre nel contesto ambientale, non in modo deterministico”, dice Koenig. “Si manifestano insieme ad altri geni e all’interno di altri ambienti”.

Dean Hamer, uno studioso di genetica molecolare e autore di “The God Gene”, si dice d’accordo con l’interpretazione dei risultati proposta da Koenig. “Penso che sia in linea con la nozione che la religione è in gran parte un fenomeno culturale che le persone imparano, mentre la spiritualità è più un tratto genetico innato”, afferma Hamer.

“I risultati sono in linea con l’idea che i bambini imparano la religione dai loro genitori perché non hanno scelta, ma nel crescere maturano un proprio senso della spiritualità che diventa un fenomeno indipendente”. Anche se potrebbero davvero esserci componenti genetiche alla base della religiosità, la genetica non implica un comportamento immutabile. 

“Il semplice fatto che qualcuno sia “geneticamente predisposto” non assicura il risultato”, spiega Hamer. “Chi pratica la meditazione aumenta il proprio livello di spiritualità. Perciò, anche se c’è una tendenza genetica, questa può di fatto essere influenzata dalle azioni e dai comportamenti delle persone”.

La vera domanda, secondo Hamer, è: in che cosa consiste questo gene della religiosità? “Nell’obbedienza agli altri? O si tratta di un gene della coscienza? O piuttosto di un gene della spiritualità con molteplici funzioni?”

Anche se per Hamer “l’evoluzione è un mistero”, il professore suggerisce che i “geni di Dio” continuano ad essere ereditati poiché “questi geni promuovono anche una salute migliore, sia psicologica che fisica”.

Harold G. Koenig, direttore di Science & Theology News (nessuna parentela con Laura Koenig), è d’accordo con Hamer. “Credo che l’evidenza dell’esistenza di una predisposizione genetica verso la religione o la spiritualità suggerisce che deve esserci una qualche ragione per cui questo tratto è codificato nei nostri geni. E la ragione per cui i tratti sono nel codice genetico è che costituiscono un vantaggio per la sopravvivenza”, afferma. “Ciò apporta una qualche evidenza biologica al rapporto tra religione e salute”.

Ad ogni modo, secondo Harold Koenig, i risultati della ricerca di Laura Koenig devono essere interpretati criticamente perché lo studio ha osservato i gemelli dopo la prima fase dell’età adulta. L’età media dei fratelli era 33 anni. Harold Koenig dice che studi di demografia sociale tendono a mostrare che gli uomini di questa età riportano in genere il più ridotto livello di religiosità. “Prevedo che intervistando queste persone tra 20 o 30 anni, quando eventi come l’età, la morte, la perdita dei propri cari, la malattia impediscono alle persone di continuare a nascondersi dietro la propria carriera o intelligenza, si osserverebbe che l’influenza dei geni tende a diminuire”, afferma Harold Koenig.

Matt McGue, uno dei ricercatori nel team di Laura Koenig, che non aveva alcuna esperienza precedente nel campo del rapporto tra religione e salute, suggerisce che i risultati di questo studio segnano la strada per ricerche future.

“Non si tratta di un punto d’arrivo in sé, ma forse piuttosto di una tappa lungo il cammino verso una migliore comprensione dello sviluppo della religiosità”, dice McGue.

http://www.stnews.org/print.php?article_id=433

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Il neurone come “cellula pensante”

 

I turisti sono in grado di identificare la celebre struttura architettonica dell’Opera di Sydney guardandola da qualsiasi angolazione. Gli appassionati di cinema riconoscono un attore o un’attrice anche sotto un ingombrante costume o in una caricatura disegnata. Persino le lettere di un nome evocano un concetto negli occhi della mente. Ma come fa il cervello a tradurre immagini visive diversissime fra loro o persino astratte in un concetto singolo, riconoscibile istantaneamente e in modo conforme? Un gruppo di ricercatori, guidato da neuroscienziati dell’Università della California di Los Angeles e del California Institute of Technology di Pasadena, ha scoperto che il processo comincia con un singolo neurone.

In uno studio pubblicato sul numero del 23 giugno della rivista “Nature”, gli scienziati scrivono che i singoli neuroni sono in grado di riconoscere persone, paesaggi, oggetti e persino scritte e nomi. La scoperta suggerisce l’esistenza di un codice coerente ed esplicito che potrebbe svolgere un ruolo nella trasformazione delle rappresentazioni visive complesse in ricordi a lungo termine e più astratti.

“Questa concezione dei singoli neuroni come ‘cellule pensanti’ - spiega il neurochirurgo Itzhak Fried - rappresenta un importante passo verso la decifrazione del codice cognitivo del cervello. Se riuscissimo a comprendere questo processo, forse un giorno saremo in grado di costruire protesi cognitive per sostituire le funzioni andate perdute a causa di lesioni cerebrali o di malattie, e forse addirittura per migliorare la memoria”.

Fried e il collega Christof C. Koch hanno mostrato fotografie di personaggi celebri, paesaggi, animali ed oggetti ad alcuni volontari e hanno registrato le risposte del lobo temporale mediale, che svolge un ruolo fondamentale nella memoria umana ed è una delle prime regioni colpite nei pazienti con il morbo di Alzheimer. Hanno così scoperto, per esempio, che un singolo neurone nell’ippocampo posteriore sinistro di un soggetto rispondeva alle immagini dell’Opera di Sydney e anche alla frase “Sydney Opera”, ma non ad altre scritte come “Torre Eiffel”. Lo stesso fenomeno avveniva in un altro soggetto per le immagini dell’attrice Halle Berry, anche se in costume o in caricatura, ma non per altri attori e attrici.

 

http://www.lescienze.it/specialna.php3?id=10912

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Gaetano Conforto

 

 

 

 

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