![]() |
|
|
|
|
|
UN GRANDE ABBRACCIO QUANTISTICO
Da qualche numero avete notato come argomento l' intelligenza finanziaria. Sono convinto che questa libertà di coscienza possa aiutare molti a migliorare anche il proprio stato di salute e di relazione. Ricordate che in ogni materia vi sono presenti tutti gli stati di realtà, compreso quello non - locale ( spirituale). Se vi piace, invitate altre persone a iscriversi
a questa
newsletter! Trovate la versione integrale
sul sito: www.quantumedicine.com/article/nuovofile262.html
Argomenti di questa newsletter: 1) Pensieri che distruggono 2) Le radici genetiche della religiosità? 3) Il neurone come cellula pensante Il pensiero di questa settimana ________________________________________________________________________
Pensieri
che distruggono Le persone che creano pensieri negativi e distruttivi,
debbono attendersi di vedersene restituiti gli effetti conseguenti, secondo
quello che viene chiamato "effetto boomerang". Chi realizza pensieri
di natura distruttiva potrebbe subire l'annientamento della sua immaginazione
creativa; inoltre la presenza stessa nella sua mente di tali pensieri sviluppa
una personalità negativa, ponendo così grossi ostacoli alla comunicazione con
gli altri. Altre conseguenze, per la persona che coltiva pensieri di
questo tipo, derivano da questo principio: "gli impulsi di pensiero
negativo non sono solo dannosi per gli altri ma si insinuano profondamente
nella mente subconscia del loro autore, diventando parte integrante del suo
carattere". Noi abbiamo il potere di controllare la nostra mente e di
nutrirla con impulsi di pensiero di nostra scelta. Questo privilegio comporta,
però, anche la responsabilità di usare questo potere in modo costruttivo. Noi siamo i padroni del nostro destino su questa terra, così
come abbiamo la possibilità e il potere di controllare i nostri pensieri. Noi
possiamo controllare, e eventualmente influenzare, il nostro sviluppo
personale, vivere la nostra vita come vogliamo che sia, oppure possiamo
ignorare questo potere e sopravvivere, sballottati come una barca sulle onde
dell'oceano. Siamo troppo influenzabili. C'è un altro diabolico elemento di cui la gente soffre; esso
costituisce un ricco suolo in cui la paura del fallimento cresce
abbondantemente ed è così sottile che spesso può passare inosservato: la
"suscettibilità alle influenze negative". Quelli che hanno successo,
in qualsiasi campo, hanno preparato la loro mente a resistere a questo
diabolico elemento. Se vogliamo curare il nostro sviluppo personale, dobbiamo
esaminarci molto accuratamente per verificare se siamo esposti alle influenze
negative . Questo nemico è difficile da dominare perché colpisce anche quando
non siamo coscienti della sua presenza; è tanto dannoso perché assume vari
aspetti e colpisce in diversi modi, almeno tanti quante sono le esperienze
umane. Talvolta esso entra nella mente per mezzo delle parole di chi ci sta
attorno, altre volte invece nasce in noi a seguito di un'abitudine mentale
negativa. Proteggiamoci contro le influenze negative, create da noi
stessi o dalle persone che ci circondano; ricordiamo che abbiamo a nostra
disposizione il potere della volontà! Stiamo in guardia mentalmente e
difendiamoci dalle persone che ci deprimono e ci scoraggiano. Vi sono persone
che avvelenano la mente degli altri con la loro ignoranza o con le loro azioni;
persone come queste tentarono di convincere Thomas Edison che non avrebbe
potuto costruire un apparecchio capace di registrare e riprodurre la voce
umana; dicevano che nessuno al mondo avrebbe potuto realizzare ciò, ma,
fortunatamente, Edison non credette loro. Egli sapeva che la mente può produrre
ogni cosa che sia stata immaginata, solo che sia sostenuta da un desiderio
bruciante. Noi possiamo controllare la nostra mente, oppure la nostra
mente controllerà noi; non ci sono mezze misure o compromessi. Il miglior modo
per controllare la mente è l'abitudine a tenerla attiva con una meta ben
precisa e un piano di lavoro altrettanto preciso. Se studiamo la vita degli
uomini che hanno ottenuto il successo, troveremo che questi hanno ben
controllato la loro mente ed indirizzato tutte le loro forze verso il
raggiungimento di precisi obiettivi. http://www.e-school.it/pagine/dettaglio_positive.asp?IDthinkpositive=18 _____________________________________________________________________ Ricercatori
a Twin Cities scoprono le radici genetiche della religiosità La
scoperta di un forte legame tra genetica e religiosità in un recente studio
condotto su gemelli ha portato i ricercatori a prestare doppia attenzione. La
scoperta potrebbe aiutare i ricercatori a capire come “i geni di Dio” ci
influenzano durante la crescita. Anche
se le famiglie in cui gli individui crescono ne influenzano la religiosità, le
predisposizioni genetiche alla religiosità o alla spiritualità diventano più
evidenti quando i bambini lasciano alle spalle le influenze ambientali per
intraprendere una nuova vita. Laura
Koenig, l’autrice principale della ricerca pubblicata sul numero di aprile del Journal of Personality, spiega che, come
tutti i ricercatori di genetica del comportamento, stava cercando di scoprire
le origini del comportamento e di dare una spiegazione alle differenze tra
individui più o meno religiosi. “I
ricercatori di genetica del comportamento vogliono scoprire quale parte di tali
differenze dipende da effetti ambientali”, spiega Koenig, una studentessa
post-laurea al quarto anno all’Università di Minnesota, a Twin Cities. I
soggetti dello studio di Koenig sono 169 gemelli identici (omozigoti) e 104
gemelli eterozigoti, tutti del Minnesota. I gemelli omozigoti condividono il
100% del Dna, mentre i gemelli eterozigoti condividono solo metà dei geni, come
accade in genere tra fratelli. I gemelli studiati da Koenig erano cresciuti in
case quasi identiche e avevano gli stessi genitori o tutori, le stesse
esperienze scolastiche ed una simile educazione religiosa. Il
team di Koenig ha registrato il livello di religiosità attribuito da ciascuno
dei gemelli al periodo della propria crescita e all’allontanamento dagli
ambienti dell’infanzia. Nel passaggio all’età adulta, secondo lo studio, sono
emerse le componenti genetiche legate a comportamenti come la frequentazione
della chiesa e la preghiera. “Lasci
la tua casa e perciò i tuoi genitori non hanno più una forte influenza nel
farti andare in chiesa o su quanto preghi o nel determinare l’importanza della
religione nella tua vita”, dice Koenig. “Non ti forzano ad andare a messa ogni
settimana e non ti costrongono più a pregare quando ti siedi a tavola”. Quando
le influenze ambientali non costituiscono più una variabile perché i gemelli
non vivono più a casa, spiega Koenig, “è più probabile che sia la loro
predisposizione genetica a determinare se sono religiosi oppure no”. Lindon
Eaves, professore emerito di genetica umana e psichiatria alla Virginia
Commonwealth University, dice che la conclusione che “l’influenza dell’ambiente
familiare è predominante durante l’adolescenza” non è sorprendente. “E’ davvero
piuttosto ovvio, se ci pensi, ma è interessante vedere dei dati che lo
illustrano così chiaramente”, afferma Eaves. “Fino a che i bambini vivono a
casa, seguono la famiglia. Quando lasciano la casa, seguono i propri geni — ma
forti influenze ambientali continuano ad esserci”. Lo
studio di Koenig ha mostrato che i geni potrebbero essere responsabili di quasi
la metà della variabilità osservata nella religiosità dei gemelli. Koenig
spiega che il suo team non ha trovato un “gene di Dio” e che, se qualcosa del
genere esistesse, non potrebbe da solo spiegare un comportamento complesso come
la religiosità. “Anche se ci fosse un gene della religiosità, i geni si
esprimono sempre nel contesto ambientale, non in modo deterministico”, dice
Koenig. “Si manifestano insieme ad altri geni e all’interno di altri ambienti”.
Dean
Hamer, uno studioso di genetica molecolare e autore di “The God Gene”, si dice
d’accordo con l’interpretazione dei risultati proposta da Koenig. “Penso che
sia in linea con la nozione che la religione è in gran parte un fenomeno
culturale che le persone imparano, mentre la spiritualità è più un tratto
genetico innato”, afferma Hamer. “I
risultati sono in linea con l’idea che i bambini imparano la religione dai loro
genitori perché non hanno scelta, ma nel crescere maturano un proprio senso
della spiritualità che diventa un fenomeno indipendente”. Anche se potrebbero
davvero esserci componenti genetiche alla base della religiosità, la genetica
non implica un comportamento immutabile. “Il
semplice fatto che qualcuno sia “geneticamente predisposto” non assicura il
risultato”, spiega Hamer. “Chi pratica la meditazione aumenta il proprio
livello di spiritualità. Perciò, anche se c’è una tendenza genetica, questa può
di fatto essere influenzata dalle azioni e dai comportamenti delle persone”. La
vera domanda, secondo Hamer, è: in che cosa consiste questo gene della
religiosità? “Nell’obbedienza agli altri? O si tratta di un gene della
coscienza? O piuttosto di un gene della spiritualità con molteplici funzioni?” Anche
se per Hamer “l’evoluzione è un mistero”, il professore suggerisce che i “geni
di Dio” continuano ad essere ereditati poiché “questi geni promuovono anche una
salute migliore, sia psicologica che fisica”. Harold
G. Koenig, direttore di Science & Theology
News (nessuna parentela con Laura Koenig), è d’accordo con Hamer.
“Credo che l’evidenza dell’esistenza di una predisposizione genetica verso la
religione o la spiritualità suggerisce che deve esserci una qualche ragione per
cui questo tratto è codificato nei nostri geni. E la ragione per cui i tratti
sono nel codice genetico è che costituiscono un vantaggio per la
sopravvivenza”, afferma. “Ciò apporta una qualche evidenza biologica al
rapporto tra religione e salute”. Ad
ogni modo, secondo Harold Koenig, i risultati della ricerca di Laura Koenig
devono essere interpretati criticamente perché lo studio ha osservato i gemelli
dopo la prima fase dell’età adulta. L’età media dei fratelli era 33 anni.
Harold Koenig dice che studi di demografia sociale tendono a mostrare che gli
uomini di questa età riportano in genere il più ridotto livello di religiosità.
“Prevedo che intervistando queste persone tra 20 o 30 anni, quando eventi come
l’età, la morte, la perdita dei propri cari, la malattia impediscono alle
persone di continuare a nascondersi dietro la propria carriera o intelligenza,
si osserverebbe che l’influenza dei geni tende a diminuire”, afferma Harold
Koenig. Matt
McGue, uno dei ricercatori nel team di Laura Koenig, che non aveva alcuna
esperienza precedente nel campo del rapporto tra religione e salute, suggerisce
che i risultati di questo studio segnano la strada per ricerche future. “Non
si tratta di un punto d’arrivo in sé, ma forse piuttosto di una tappa lungo il
cammino verso una migliore comprensione dello sviluppo della religiosità”, dice
McGue. http://www.stnews.org/print.php?article_id=433
_____________________________________________________________________ Il neurone come
“cellula pensante” I turisti sono in grado di identificare la celebre struttura
architettonica dell’Opera di Sydney guardandola da qualsiasi angolazione. Gli
appassionati di cinema riconoscono un attore o un’attrice anche sotto un
ingombrante costume o in una caricatura disegnata. Persino le lettere di un
nome evocano un concetto negli occhi della mente. Ma come fa il cervello a
tradurre immagini visive diversissime fra loro o persino astratte in un
concetto singolo, riconoscibile istantaneamente e in modo conforme? Un gruppo
di ricercatori, guidato da neuroscienziati dell’Università della California di
Los Angeles e del California Institute of Technology di Pasadena, ha scoperto
che il processo comincia con un singolo neurone. In uno studio pubblicato sul numero del 23 giugno della
rivista “Nature”, gli scienziati scrivono che i singoli neuroni sono in grado
di riconoscere persone, paesaggi, oggetti e persino scritte e nomi. La scoperta
suggerisce l’esistenza di un codice coerente ed esplicito che potrebbe svolgere
un ruolo nella trasformazione delle rappresentazioni visive complesse in
ricordi a lungo termine e più astratti. “Questa concezione dei singoli neuroni come ‘cellule
pensanti’ - spiega il neurochirurgo Itzhak Fried - rappresenta un importante
passo verso la decifrazione del codice cognitivo del cervello. Se riuscissimo a
comprendere questo processo, forse un giorno saremo in grado di costruire
protesi cognitive per sostituire le funzioni andate perdute a causa di lesioni
cerebrali o di malattie, e forse addirittura per migliorare la memoria”. Fried e il collega Christof C. Koch hanno mostrato
fotografie di personaggi celebri, paesaggi, animali ed oggetti ad alcuni
volontari e hanno registrato le risposte del lobo temporale mediale, che svolge
un ruolo fondamentale nella memoria umana ed è una delle prime regioni colpite
nei pazienti con il morbo di Alzheimer. Hanno così scoperto, per esempio, che
un singolo neurone nell’ippocampo posteriore sinistro di un soggetto rispondeva
alle immagini dell’Opera di Sydney e anche alla frase “Sydney Opera”, ma non ad
altre scritte come “Torre Eiffel”. Lo stesso fenomeno avveniva in un altro
soggetto per le immagini dell’attrice Halle Berry, anche se in costume o in
caricatura, ma non per altri attori e attrici. http://www.lescienze.it/specialna.php3?id=10912
____________________________________________________________________
Vi ricordo i miei
siti: www.gaetanoconforto.com www.lamedicinadellaluce.com www.videoconforto.com www.soldifelici.com Sono in vendita seminari come " E' facile guadagnare soldi"; - " la Terapia Quantistica Emozionale ";- , " Psicodietoterapia ",- " Conferenza - What the Bleep to Know ". - " Il Potere dell' Intenzione" - " La TQE e la Coppia " - " I 21 Segreti dei self-made milionari "- " Trasformazione quantistica e Successo economico "- " Seminario sulle coppie di un giorno" - - Seminario di " Guarigione Quantistica " - Gaetano Conforto
|
|
|
|
|