NEWSLETTER 69

 

1) Spiritualità e Immagine                            2) Creazione Inconsapevole                 3) La persistenza come chiave del successo

 

                                     4) Il cervello "come un lettore Mp3"              5)Il primo figlio? E' il più intelligente
                                         "Sa organizzare meglio il pensiero"

 

 

 

 

 

 

 

Spiritualità e Immagine

La personalità umana è essenzialmente "proiettiva". Quello che siamo, pensiamo, sentiamo o crediamo, in un modo o in un altro si "proietta" in quello che facciamo. Non è facile che il nostro Io segreto possa essere nascosto a lungo. Presto o tardi si manifesta nelle nostre parole o nei nostri atteggiamenti, come nei nostri silenzi. E' impossibile che il nostro vivere quotidiano non riveli le nostre credenze. Sebbene sia vero che "l'abito non fa il monaco", il monaco è solito portare l'abito dell'ordine al quale si associa. La gente, di conseguenza, ci identifica con l'immagine che diamo, volontariamente o involontariamente. In quest'epoca in cui si dà tanta importanza all'immagine pubblicitaria o politica - perché vende, perché influenza positivamente o negativamente lo spettatore, l'elettore o il cliente - bisogna ammettere che esiste un'immagine anche nell'ambito della spiritualità. A seconda di ciò che gli altri vedono in noi, nel nostro comportamento, quando ci osservano, la stessa idea di spiritualità varierà di conseguenza. Per alcuni curare la propria immagine è mettersi una maschera, secondo le occasioni e le convenienze, in una sorta di carnevale personale e discontinuo, come se la loro preoccupazione per l'immagine superasse la realtà che vivono.

Senza dubbio l'importante è la sostanza. L'Amore, che è alla base di ogni espressione di spiritualità, ci "plasma" a sua immagine e, coltivandolo dentro di noi, saremo inevitabilmente segnati dalla sua presenza da riflettere la sua immagine attraverso la nostra. Se non riflettiamo Amore è perché non lo contempliamo, e se lo riflettiamo male è perché non lo contempliamo come si deve. Come specchi deformanti rendiamo distorta in una caricatura grottesca l'immagine che riceviamo. Il normale processo che l'Amore vuole realizzare nella nostra vita prevede che riflettiamo i suoi caratteri in modo sempre più nitido. Posto che ci trasformiamo in quello che contempliamo, in definitiva ciò che veramente cambia non è la nostra immagine ma la nostra realtà. Per questo, invece di camuffarci, sarebbe più opportuno lasciarsi trasformare nel nostro essere più profondo. Infatti, molte persone vivono la loro spiritualità come se facessero parte di un Club. Il loro legame di soci si limita ad incontri distaccati o riunioni settimanali, quasi fossero tifosi di una squadra di calcio. Anche Gesù potrebbe trovare in ogni città tanti affiliati quanti ne hanno certi Club, ma una relazione simile non basterebbe.

Il membro del club deve portare un distintivo, alzare una bandiera o frequentare un locale per dimostrare la sua affiliazione. La relazione tra chi vive veramente un'esperienza spirituale e lo Spirito stesso è invece, in un certo senso, comparabile a quella che esiste tra la lampadina e la corrente elettrica: quando si stabilisce il giusto contatto, la luce brilla automaticamente. Una delle maggiori necessità dell'essere umano consiste nello scoprire l'infinito valore della propria vita e di quella altrui, le infinite possibilità esistenti in ogni uomo e donna quando vengono trattati con sufficiente rispetto e amore. A tutti noi manca qualcuno che ci aiuti a vederci come siamo, e soprattutto come possiamo diventare, qualcuno che ci dia forza di accettarci quali siamo e, cosa assai difficile, ci dia la forza di cambiare a tal punto da accettare gli altri per quello che sono, fino ad aiutarli nella loro realizzazione. Questa forza, capace di vincere la barriera dei timori e della perplessità, è l'unica che può restituire all'uomo il senso e l'entusiasmo per i valori come il buono ed il nobile.

In questo mondo dove sembra regnare la disperazione e la rovina, chi vive una concreta spiritualità non può cavarsela alzando le spalle e disinteressandosi della gente. Egli sa bene che nessun essere vivente è destinato al nulla. Ogni essere umano è candidato alla vita eterna, quale che sia il suo punto di partenza. Per questa ragione, chiunque presti veramente attenzione alle indicazioni dello Spirito, a quella "voce interiore" che instancabilmente parla ai nostri cuori, si impegna realmente anche in questa vita. Incontrare lo Spirito significa passare all'azione. Seguire le sue indicazioni è molto più che simpatizzare per un'ideologia: significa prendere una posizione nella vita. Se ci costa molto mettere a disposizione il nostro denaro, il nostro tempo oppure la nostra fede, è segno che abbiamo un urgente bisogno di un incontro che ci apra gli occhi ai veri valori e alle necessità umane più essenziali, ovvero alle nostre reali esigenze. La nostra relazione con lo Spirito ci contagia e ci spinge alla solidarietà: quello che siamo e che abbiamo verrà messo al servizio del bene e la nostra vita acquisirà una forza irresistibile.

Questo nuovo atteggiamento verso la vita presuppone, tra le altre cose, il fatto di condividere fraternamente quello che abbiamo in un mondo che, al contrario, spinge l'uomo verso un egoismo insaziabile; il preferire la sensibilità verso i bisogni altrui, invece di un consumismo individualista; il prendere posizione di fronte all'ingiustizia e lo sforzarsi non solo di alleviare le sofferenze, ma soprattutto di eliminarne le cause. Del resto, indipendentemente dalla fede religiosa o dal credo seguito, non possiamo esimerci dal riconoscere che quella stessa "voce interiore", ci propone un ideale basato sul servizio, in opposizione all'idolatria del potere economico e della scalata sociale; un ideale di generosità di fronte alla manipolazione o strumentalizzazione dell'altro, quale oggetto del nostro egoismo; una presa di posizione nella quale le nostre differenze e peculiarità non ci impediscano di accettare gli altri nella loro specificità; una filosofia di vita che ci permetta di vivere come fratelli in una società nello stesso tempo intollerante e gregaria, dove sempre di più risulta difficile convivere, rispettarsi ed apprezzarsi.

E' per questo che seguire le indicazioni dello Spirito significa desistere alla tentazione tipicamente "religiosa" di isolarsi dalla gente, accettando di essere il sale della terra, luce del mondo, vivendo nella più estesa solidarietà.

 

http://www.solaris.it/indexprima.asp?Articolo=769                                                                                                                                     indice


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Creazione Inconsapevole

 

La prima volta che ho sentito dire "tutto quello che sperimenti nella vita è creato, attratto e reso possibile da te" ho creduto di essere davanti ad una affermazione senza senso.
          In quel periodo lavoravo lontano da casa, non vedevo mai gli amici, ero spesso stanco e annoiato ed ero lontano dalla ragazza che avevo nel cuore, che non voleva neppure più avere a che fare con me. Sentendo questa affermazione, mi sono detto: "Sarei un pazzo se avessi volutamente attratto questa situazione del nella mia vita! E' proprio quello che NON voglio!"

Lo stesso è certamente capitato a te, non è vero? Magari fai un lavoro che non ti piace e continui a chiederti come ci sei finito dentro... magari non vivi la situazione economica che desideri... oppure hai perso i contatti con una persona cara senza neppure sapere il motivo, o forse stenti ad instaurare relazioni soddisfacenti. Chiariamo subito una cosa: io non sto dicendo che le persone attraggano volutamente situazioni dolorose o comunque difficili nelle proprie vite.
Ma ciò non toglie che
sei tu il responsabile di quello che sperimenti nel mondo fisico (...e chi se no? )

Perché, quindi, le persone generalmente si trovano a vivere situazioni che avrebbero preferito evitare? Col tempo ho capito che le risposte a questa domanda sono fondamentalmente due.

1) Sono focalizzati su quello che NON vogliono, o che vogliono evitare. Ho sentito decine di persone dire "non voglio stare da solo!" oppure "speriamo che non mi capiti di trovarmi senza soldi!", e via dicendo. Questo è il primo errore che porta ad attrarre esattamente quello che NON vuoi, invece di quello che vuoi. Devi focalizzarti su quello che realmente desideri con tutto il tuo essere: parole, immagini mentali e sensazioni.

 

2) Creano continuamente la propria realtà (infatti è impossibile non creare) ma lo fanno INCONSAPEVOLMENTE. Parliamo in questo caso di "creazione di default".

 

Il pensiero che ci dà sofferenza è il prodotto automatico della tensione registrata nella nostra memoria. Quando viviamo un "trauma" di qualche tipo, che sia una perdita, paura, insuccesso, dolore fisico, insicurezza... la tensione che deriva da questo trauma rimane impressa nella nostra memoria, anche molto a lungo. Come processo di "scarica", successivamente, la mente genera automaticamente pensieri che ci causano dolore.

Come faccio ad identificare un pensiero di questo tipo? Posso fare sostanzialmente due cose: osservo le emozioni che questo mi provoca e come reagisco ad esse, oppure osservo il mio corpo. Tensione, ansia, stress, sono tutti segni che abbiamo appena partorito un pensiero "di quelli".

Infatti, pensare al tuo partner che una settimana fa è partito per le Maldive con un altro uomo o un'altra donna, passando da casa tua a prendersi il costume e le pinne, non è certo un pensiero che ti mette allegria addosso! :-) Eppure, riesci a non pensarci? Più ci provi e più ti ritorna in mente, più noioso di un moscone!

Il pensiero che produce sofferenza è involontario e crea emozioni negative

 

Le emozioni negative attraggono nel mondo fisico esattamente cosa rappresentanto: negatività. Se quindi un pensiero ti fa sentire triste, stai mettendo in moto un processo creativo che porterà altra tristezza nella tua vita. Lo stesso vale per rancore, gelosia, rabbia, dolore, mancanza, ecc. ecc.

Ecco quindi cosa significa CREARE INCONSAPEVOLMENTE:

TRAUMA PASSATO >>> PENSIERO NEGATIVO INVOLONTARIO >>> EMOZIONE NEGATIVA >>> LEGGE DELL'ATTRAZIONE IN AZIONE >>> MANIFESTAZIONE DI ESPERIENZE CHE NON VUOI!

Ti è più chiaro, adesso, perché la tua vita non è esattamente come la vorresti? Ogni qual volta hai lasciato correre questo processo, senza interromperlo, hai attratto nella tua vita (inconsapevolmente) quello che NON volevi!
Veniamo alle buone notizie :

La PRIMA cosa che devi imparare a fare è MONITORARE I TUOI PENSIERI. Ogni volta che ti senti "male", e con questo intendo ansioso, arrabbiato, rancoroso, triste, deluso, annoiato... chiediti: "Quale pensiero ha generato questo stato d'animo?" Identifica il pensiero scatenante l'emozione negativa e poi fatti quest'altra domanda: "Qual'è la cosa MIGLIORE che riesco a pensare ora rispetto a questa situazione, quella che mi fa sentire meglio?" Genera il nuovo pensiero (questa volta POSITIVO e CONSAPEVOLE) e poi senti le belle emozioni che esso ti provoca!

Questo processo deve diventare AUTOMATICO: prima ti abitui a seguirlo, più in fretta la tua vita migliorerà sotto ogni punto di vista.

Se fai così, interromperai il processo di creazione inconsapevole e inizierai ad attrarre quello che veramente VUOI!

Ricordati quindi, da oggi in poi, di prestare attenzione alle tue emozioni, e di monitorare i pensieri che ne generano di negative. Intervieni subito, sposta il tuo focus sulla cosa più bella e piacevole che riesci a pensare. Questo migliorerà istantaneamente il tuo umore, ti eviterà una marea di inutili e dannose "pippe mentali" e soprattutto metterà in moto la Legge dell'Attrazione IN MODO VANTAGGIOSO!

Termino questo articolo ricordandoti un punto molto importante. Sappi che noi non siamo solo CREATORI della nostra realtà, ma siamo anche CO-CREATORI. Cosa significa? Significa che è vero che i tuoi pensieri determinano cosa attrai nella tua vita, ma alcune circostanze sono attratte dalla coscienza "collettiva": cioè quell'insieme di pensieri, immagini e credenze comuni a molte persone. Ci sono alcuni casi in cui parliamo di milioni di persone, che creano una situazione particolare che coinvolge tutti gli altri.

Ora che sai questo, puoi fare due considerazioni: prima di tutti impegnati sempre a creare la migliore realtà possibile. Ricordati che anche tu fai parte della coscienza collettiva, quindi un tuo pensiero positivo influenzerà positivamente tutti gli altri. Inoltre, sappi che a volte non sperimenti quello che vuoi perché "dall'altra parte" c'è un'altra persona, o gruppi di persone, che hanno desideri diversi dai tuoi e Manifestano quelli. L'idea che mi sono fatto, in questi casi, è che l'Universo "scelga" da sè la miglior soluzione possibile per tutte le parti coinvolte: per questo devi sempre accettare gli avvenimenti per quello che sono: una rappresentazione della perfezione dell'Universo. Lo scopo della Creazione Consapevole non è quello di vivere egoisticamente nell'ottica del miglior profitto personale, ma è quello di esplorare e sperimentare a fondo ogni situazione che creiamo o co-creiamo nella nostra vita, praticando SEMPRE l'accettazione e l'apprezzamento per qualsiasi cosa, situazione o persona ci circondi.

 

http://www.immaginazionecreativa.it/creationbydefault.html                                                                                                                     Indice

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La persistenza come chiave del successo

 

Probabilmente hai sentito spesso storie di persone che hanno abbandonato i loro sforzi proprio qualche passo prima di raggiungere il loro obiettivo.E qualcuno in seguito ha ripreso i loro sforzi per arrivare al risultato finale, partendo proprio dai risultati iniziali ottenuti dall’impegno di chi ha abbandonato.

Il segreto dei milionari

Una ricerca effettuata sugli uomini più ricchi d’ America ha messo in luce il fatto che in media, questi milionari avevano intrapreso una media di 17 attività prima di riuscire in quella (o quelle) che li ha resi ricchi.

Quanto serve la determinazione?

Essere persistenti e determinati è una delle qualità vincenti di un imprenditore o di un professionista.Ma fino a quanto si deve essere determinati a raggiungere un obiettivo ?

L'Esempio di Thomas Edison

Thomas Alva Edison, l’inventore della lampadina ad incandescenza ha sperimentato qualcosa come tremila materiali differenti prima di arrivare a trovare il materiale giusto che permettesse la massima durata ed efficienza del filamento che è alla base della lampadina.

Che cosa sarebbe accaduto se si fosse fermato al tentativo numero 2999? Probabilmente qualcuno al posto suo in un secondo tempo avrebbe ripreso i suoi esperimenti e sarebbe arrivato a trovare il materiale giusto. E quest’ultimo si sarebbe preso tutta la gloria dell’invenzione insieme ai benefici economici.

Trasformare i fallimenti in risultati

Alla domanda su come avesse fatto a essere così determinato nel ritentare, volta dopo volta, pare che Edison fosse solito rispondere “non ho sbagliato materiale, ho solo trovato un altro modo per non fare la lampadina”

Come usare questo tipo di determinazione nella propria attività?

Sperimentare: provare e riprovare fino a quando si trova quello che funziona quello che non funziona. Non c’è modo di stabilire a priori se una strategia di marketing, un nuovo prodotto o servizio, una campagna pubblicitaria,funzioni o no, l’unica cosa certa è che se non si prova (e se non si misurano i risultati), si rimane nel regno delle idee e delle buone intenzioni.

Ma, fino a che punto insistere?

Immagina di essere ad un metro dal tuo obiettivo e ti manca solo un solo piccolo sforzo per realizzarlo…ti fermeresti?

Non sto affermando che è necessario avere una persistenza cieca, ma che analizzare, sperimentare, testare, misurare i risultati serve a distinguere quello che ha contribuito al successo da ciò che invece non è stato efficace, separando in maniera scientifica quello che ha prodotto risultati da quello che ha avuto scarsa efficacia.

Introducendo sistemi di misurazione in ogni area della propria attività, dal marketing alle vendite, è possibile discriminare precisamente quello che è stato efficace e quello che ha ottenuto risultati scarsi.

La prossima volta che stai per abbandonane un obiettivo, fatti la domanda: “ E se mancasse solo un passo a raggiungerlo,….abbandonerei?”

E, come disse Winston Churchill: ”Never give up never give up never give up!”

 

 

http://www.businessdoctor.it/Articoli-di-Marketing/Strategia/La-persistenza-come-chiave-del-successo.html                                                      Indice

 


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 Il cervello "come un lettore Mp3"
così vede e ricostruisce le immagini

          Il cervello legge le immagini inviategli dagli occhi come un lettore mp3 legge i file musicali, ovvero unendo blocchi di informazione digitale in un continuum che forma la canzone: per la vista, il cervello mette insieme una serie di immagini dello stesso oggetto scattate una dietro l'altra dalla retina, permettendoci di vedere l'oggetto e anche di 'anticiparci' come lo vedremo negli istanti successivi.
A descrivere il meccanismo è David Melcher, neuroscienziato del Centro Interdipartimentale Mente/Cervello (CIMeC) dell'Università di Trento a Rovereto, in un'intervista all'agenzia Ansa.

Si tratta del sofisticato meccanismo di elaborazione dell'informazione visiva scoperto in uno studio pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience. I nostri occhi compiono continui e impercettibili movimenti, poi si fermano un istante verso un punto da fissare (detto saccade) e la retina scatta una foto. Mentre guardiamo un oggetto, quindi, la retina scatta e invia al cervello una serie di istantanee dell'oggetto tutte diverse tra loro per piccoli dettagli, perché ad ogni foto gli occhi si muovono e l'inquadratura cambia.

Il
cervello deve quindi essere dotato di un meccanismo di elaborazione per decodificare l'infinito numero di 'fermo immagini' che riceve e che gli presentano oggetti osservati da diversi punti di vista, in momenti diversi e darci così la percezione visiva.
Melcher ha compreso come funziona questo complesso sistema 'hardware' di catalogazione ed elaborazione delle immagini retiniche: sottoponendo dei volontari a stimoli visivi, il ricercatore ha visto che il cervello tiene in memoria tutte le istantanee, aggiornando continuamente l'immagine risultante che noi percepiamo, così come un documento word del PC può essere continuamente sottoposto a piccole modifiche e il file aggiornato sovrascritto sul file precedente e continuamente salvato in automatico per non perdere il file e il suo continuo aggiornamento.

L'hardware cerebrale funziona senza perdere nessun 'bite' di
informazione visiva, in modo che noi percepiamo un'immagine continuamente aggiornata e siamo anche in grado di fare piccole previsioni di ciò che vedremo negli istanti immediatamente successivi.
Questo complesso meccanismo rispecchia proprio il modo di funzionare di un lettore MP3, spiega Melcher: "Un mp3 è un file compresso che quindi contiene non l'intera canzone ma solo pacchetti discreti di informazione, o 'campioni a intervalli' di essa. Il lettore mp3, però, offre una riproduzione fedele del file ricomponendo tutta la canzone. Può farlo perché riesce a leggere in anticipo il 'pacchetto' seguente e così riesce a riempire i buchi tra un campione e il successivo".

Allo stesso modo il cervello mette una sull'altra le istantanee retiniche e ci permette di percepire l'immagine grazie alla sua capacità di predire i nuovi dettagli visivi che gli occhi gli invieranno prima di muoversi di nuovo. "Il cervello ha bisogno di tempo per elaborare i nuovi dati che provengono dagli occhì - precisa Melcher - almeno un decimo di un secondo", senza questa capcità di fare 'predizioni' la visione 'in tempo reale' non sarebbe possibile.

"Questa 'predizione' visiva ci è utile nella vita di tutti i giorni - continua Melcher - per esempio per camminare e guidare senza urtare oggetti, o per leggere il giornale". Ci sono pazienti con danni cerebrali probabilmente a carico del 'lettore' cerebrale di immagini che purtroppo, hanno tante difficoltà anche nelle cose più semplici come leggere o camminare, per cui questo studio non solo fa luce sui meccanismi neurali della visione, ma potrebbe anche avere delle ricadute pratiche.

La Repubblica, 24 Giugno 2007                                                                                                                                                                                                                                             Indice

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Il primo figlio? E' il più intelligente
"Sa organizzare meglio il pensiero"

Ordine di nascita e quoziente intellettivo, c'è un nesso che avvantaggia i primogeniti
Lo sostiene la ricerca di un gruppo norvegese pubblicata dalla rivista "Science"

         Croce e delizia di tutti i fratelli maggiori: stare attenti al fratello o alla sorella più piccola, insegnare le cose già imparate, accudirli in qualche circostanza. Croce perchè nei confronti dei fratelli minori si sviluppa spesso una vera insofferenza. Delizia perché ogni tanto il ruolo di maggiore dà indiscussi privilegi. E tra i vantaggi della primogenitura pare ci sia l'inconsapevole acquisizione di una migliore capacità di elaborare il pensiero. E, quindi, a conti fatti, una intelligenza più sviluppata e acuta rispetto ai fratelli minori.

         La tesi elaborata da un gruppo di ricercatori norvegesi è stata appena pubblicata dalla rivista Science. Secondo gli autori dell'indagine non è l'ordine di nascita che conta, quanto l'esser stato cresciuto come il figlio più adulto a garantire il più alto quoziente intellettivo. Si tratta precisamente di una questione di "rango sociale" all'interno della famiglia, infatti il fenomeno si ripete nel secondogenito quando il primo nato muore prematuramente.

          Il campione su cui Petter Kristensen e Tor Bjerkedal hanno condotto la loro ricerca è costitutito da 241.310 norvegesi che hanno passato la visita di leva tra il 1967 e il 1976, in un'età tra i 18 e i 19 anni. Dallo studio è emerso che il quoziente intellettivo dei primogeniti era di 103,2, mentre la media dei secondogeniti raggiungeva il 102,9 e quella dei terzogeniti arrivava a 100. Ma se i fratelli maggiori erano morti piccoli, la media dei terzi nati saliva 102,6. "Secondo noi è la prova che non conta strettamente l'ordine di nascita quanto il rango sociale in famiglia", hanno concluso i due esperti.

         Uno dei primi ad appassionarsi alla questione è stato Sir Francis Galton - antropologo, genetista e cugino di Darwin - che nel XIX secolo fece notare come spesso gli uomini in posizioni influenti erano prevalentemente primogeniti.

         Frank Sulloway, un autorità in materia all'Università della California, commentando la ricerca dei colleghi norvegesi ha detto che è proprio il contesto familiare a determinare questo tipo di vantaggio, non l'essere nato per primo ma l'essere cresciuto da primogenito ad avere impatto sull'intelligenza: "Il maggiore si stacca dagli altri forse perchè è costretto a far ai minori da guida e in questo processo impara a organizzare e elaborare meglio il pensiero".

La Repubblica, 22 Giugno 2007                                                                                                                                                                                                                                           Indice